L’IMPORTANZA DI COMUNICARE I DIRITTI UMANI


di Riccardo Cavaliere

Difendere la libertà d’informazione per evitare le violazioni dei diritti umani. Questa l’opinione comune dei protagonisti dell’incontro organizzato da Amnesty International Italia e coordinato dal portavoce dell’organizzazione Riccardo Noury dal titolo:« Diritti umani: i linguaggi della comunicazione». L’incontro si è tenuto oggi pomeriggio alla sala Lippi- Unicredit, a Perugia.

Linguaggi diversi – Dal fumetto alla televisione, passando per la fotografia. Ognuno di questi ha le sue potenzialità: Francesco Matteuzzi ed Elisabetta Benfatto, autori di una graphic novel su Anna Politovskaja, raccontano il fascino di una forma narrativa ancora giovane e perciò molto libera, non soggetta a nessuna censura né autocensura. Prende la parola, poi, Emilio Casalini, giornalista di Report e autore di Iran about, un viaggio per immagini nell’Iran di oggi. Il documentario, che l’autore è riuscito a fare quando la maggior parte dei giornalisti stranieri era stata cacciata dal Paese,  racconta una quotidianità di democrazia negata, in cui la stampa è imbavagliata. È d’accordo anche Reza Ganji, fotoreporter iraniano, costretto a vivere lontano dal proprio paese: «L’Iran per i giornalisti è la più grande prigione al mondo».

Un compito etico – Il giornalista ha anche un ruolo etico, lo ricorda Emilio Casalini. Per questo l’informazione può fare molto per i diritti umani, dando a un argomento impegnativo un aspetto accattivante. La comunicazione dei diritti umani dovrebbe infatti essere in grado di arrivare anche a chi dopo pochi minuti ha voglia di cambiare canale, con immagini emozionanti e storie inedite.

La guerra in Libia – Affrontato anche, a margine, l’argomento attualissimo della guerra in Libia. «Raramente abbiamo assistito a una manipolazione dell’informazione come nel caso della Libia», dice Casalini, ricordando come la forza delle immagini sia stata usata per far percepire a pubblico italiano l’attacco militare come necessario. In proposito Noury ricorda come l’attenzione per i diritti umani che ha portato ad agire contro la Libia per difendere i civili, scompaia misteriosamente nel nulla quando gli stessi civili sono migranti sulle nostre coste.

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