UN PALATO IMMAGINARIO

di Giulia Serenelli e Antonio Zagarese

Nel mondo veloce creato da Zuckerberg, Google e Jobs c’è un settore dell’informazione che esige più di altri la lentezza e l’approfondimento. E’ quello dell’enogastronomia che fa conoscere l’Italia e i suoi sapori in tutto il mondo.
C’erano una volta le guide – Uno dei primi incontri di questo festival è dedicato al giornalismo enogastronomico, con particolare attenzione alla produzione umbra e all’olio d’oliva. Un settore dell’informazione non più discriminato, per l’importanza che riveste nell’economia italiana ma anche per il crescente interesse dell’opinione pubblica verso i temi dell’alimentazione. Così interviene Alfredo Tesio, corrispondente per la televisione danese e coordinatore del “Gruppo del Gusto” dell’Associazione Stampa Estera in Italia.
“Vissanizzazione” nell’informazione – E’ il termine usato da Maurizio Pescari, giornalista e blogger enogastronomico. Vissani, il celebre cuoco umbro, ha portato in televisione i temi della cucina. Ha favorito l’interesse del pubblico per l’arte culinaria, suscitando il risveglio del “palato immaginario”. La gente si interroga sempre più spesso sui prodotti che acquista. E’ l’evoluzione del consumatore in “spett-autore”, spiega Federico Fioravanti, giornalista e relatore dell’incontro. Le conoscenze culinarie si diffondono nella rete passando per blog e social network. L’informazione non ha più come protagonista  il giornalista ma è l’utente stesso a produrre notizie.
Esperto di esperti – Se per Tesio non basta essere dei buoni consumatori per essere comunicatori, Mort Rosenblum, opinionista del Global Post e autore del libro “Olive: la vita e la tradizione di un frutto nobile”, si chiede se ci prendiamo il tempo sufficiente per conoscere il prodotto e la sua storia. Si definisce “un esperto di esperti”, perché l’importanza del giornalista sta nel ruolo di intermediazione che svolge tra il pubblico e lo specialista.
Secondo Tom Mueller, giornalista e scrittore,  la rete riproduce le diversità culturali enogastronomiche della società italiana, ma è proprio in questo frastuono che nasce la necessità di trovare luoghi di autorevolezza.

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