CHRISTIAN ROCCA, OBAMA E… CAMILLO!

di Elisabetta Terigi

Dal Foglio di Giuliano Ferrara al Sole 24 ore e Vanity Fair. In due battute la carriera giornalistica di Christian Rocca. Quando ancora non aveva trent’anni non sognava di entrare in una grande redazione, ma in Parlamento. Laureatosi in legge alla Cattolica di Milano, vedeva il suo futuro nella politica sposando gli ideali del partito radicale di Marco Pannella. Fu anche assistente parlamentare di Peppino Calderisi nel 1994 , ma poi decise di spostarsi verso mondo dell’informazione. Sul Foglio curava una rubrica dal titolo Redazionalmente Corretto. Qui si leggevano taglienti articoli sulle contraddizioni, imprecisioni e manipolazioni del quotidiano La Repubblica, il tutto condito da ironia e sarcasmo. Ciononostante dice di essere di sinistra, sarebbe da chiedergli delucidazioni in merito.

Christian Rocca e Cavour – Da anni l’inviato del Sole 24 ore tiene un blog in cui oltre a raccogliere i suoi articoli, fornisce ai suoi lettori suggerimenti e idee in ambito musicale e non solo. Il suo blog si chiama Camillo e lui stesso rivela il riferimento al grande politico dell’Italia preunitaria. Confessa però di non esser stato il primo a pensare a un celebre nome della storia del paese per il titolo della suo spazio dove scrivere liberamente di tutto e su tutto. Prima di lui John John Kennedy nel 1995 fondò una rivista dal nome George, dedicata al Padre fondatore George Washington.

Sguardo sempre oltreoceano – Non c’è niente da fare, gli Stati Uniti lo appassionano davvero. Scrive articoli in merito e anche al Festival del Giornalismo di Perugia quest’anno partecipa ad un incontro su quale sarà l’eredità della presidenza americana. Nel 2008 c’è stata una vera e propria rivoluzione mediatica: un modo nuovo di fare campagna elettorale, di comunicare con i giovani e di usare le tecnologie del XXI secolo. Ma basta questo per portare avanti un paese così complesso come gli Stati uniti d’America? Rispetto a quello dei suoi predecessori, sostiene sempre Rocca, il modello di  Obama è diverso, più sfuggente. «In Afghanistan ha triplicato il numero dei soldati rispetto a Bush, ma ha vinto ugualmente il Nobel per la Pace».

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