LA TRAGEDIA DI AVETRANA: QUANDO LA MORTE DIVENTA SPETTACOLO

di Diana Benedetti

Quale è il confine fra diritto di cronaca e morbosità mediatica? Quali sono i limiti che un giornalista deve porsi nel trattare i fatti di cronaca nera? Il caso della morte di Sarah Scazzi e la sovraesposizione della sua famiglia ai cronisti hanno colpito per la crudezza con la quale sono stati riportati anche i momenti più cruenti dell’omicidio di Avetrana. A Perugia diversi giornalisti di testate locali e nazionali si sono confrontati su questo delicato tema. Alla discussione, organizzata dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia, hanno preso parte Monica Arcadio, cronista di “Telenorba”, Nino Cirillo de “Il Messaggero”, Maria Corbi de “La Stampa”, Laura Laurenzi de “La Repubblica”, l’avvocato penalista Caterina Malavenda, Giacinto Pinto della trasmissione televisiva “La vita in diretta” e Paolo Poggio del giornale radio Rai.

Il lenzuolo bianco – Durante la conferenza è stato letto un editoriale di Mario Calabresi, direttore de “La Stampa” nel quale denunciava la tendenza dei giornalisti di alcune testate a voler alzare quel lenzuolo di pudore, col quale gli antichi erano soliti coprire i corpi dei defunti, per parlare in maniera ossessiva dei fatti di cronaca nera. E’ stato corretto pubblicare gli audio dell’interrogatorio di Michele Misseri? Se da una parte, come spiega Caterina Malavenda «tutto ciò che l’indagato conosce non è riservato e quindi può essere pubblicato», dall’altra Monica Arcadio ha affermato come gli stessi cronisti fossero rimasti attoniti di fronte al desiderio della cugina di Sarah, Sabrina Misseri, di apparire in televisione.

Il circo mediatico – Un altro argomento di discussione è stato il carosello mediatico che si è creato intorno al caso di Avetrana, con trasmissioni televisive che per ore parlavano incessantemente della povera Sarah Scazzi. «Sono rimasta sconvolta da tutti quegli opinionisti che non sapevano nulla di questo argomento e che comunque dovevano dire qualcosa a riguardo» ha affermato la giornalista Laura Laurenzi. Ma il vero motore che sta dietro a questa degenerazione dei media, secondo il cronista Nino Cirillo «è stato il denaro, che si è accompagnato all’informazione». Media ma non solo: anche la gente comune che andava a visitare i luoghi della tragedia è stata parte di questo circolo mediatico. Persone che, secondo Malavenda, sono state suggestionate dalla «spettacolarizzazione di questo evento da condividere insieme».

2 commenti

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2 risposte a “LA TRAGEDIA DI AVETRANA: QUANDO LA MORTE DIVENTA SPETTACOLO

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