ITALENTS – IN ITALIA IL FUTURO È POSSIBILE?

di Elisabetta Terigi

Italents è un network per giovani talenti italiani. Per chi è all’estero e non vuole sentirsi esiliato, per chi è in Italia e non vuole sentirsi sprecato. Si tratta di un’associazione no profit, nata quest’anno, per costruire una rete di persone che hanno tante idee, ma un solo obiettivo: migliorare l’Italia, farla uscire dalla recessione economica e dalle cattive abitudini dei favoritismi e delle raccomandazioni. Si sviluppa prevalentemente sul web, ma non solo. Ci saranno workshop e incontri dove chi è all’estero racconterà le sua esperienza e si confronterà con chi invece ha deciso di rimanere. Il presidente è Alessandro Rosina, docente alla Cattolica di Milano, ne fa parte anche  Roberto Bonzio giornalista Reuters e autore di Italiani di Frontiera.

Dall’Italia si deve scappare?  – Da noi, si sa, si vive una situazione difficile, 50.000 giovani decidono ogni anno di  lasciare il paese . Il lavoro scarseggia, senza segnalazione si va poco lontano, il contratto a tempo indeterminato è diventato un miraggio e l’unico ammortizzatore sociale è la famiglia.«L’Italia è l’unico Stato, insieme alla Grecia e all’Ungheria, a non avere la garanzia dei salari minimi», ricorda Stefano Feltri del Fatto Quotidiano, intervenuto alla discussione Arrivederci Italia? Manifesto degli espatriati, seguita alla presentazione dell’associazione no profit.

Il coraggio del cambiamento – Qualcuno ci crede ancora: Sergio Nava per esempio, giornalista trentacinquenne di Radio 24. Spinge i giovani italiani ad andare all’estero per farsi la corazza,  per rientrare poi più forti di prima e cambiare il paese. Claudia Cucchiarato, freelance per La Repubblica e L’Unità, da sei anni in Spagna invece non ha la minima voglia di tornare. Per curiosità, per conoscere l’estero se n’è andata via. Ha scelto infine di restare per amore, non solo per il suo compagno, ma per il paese.  Non saprebbe più vivere in Italia, non saprebbe più affrontare la fregatura che da noi, dice «è dietro ogni angolo». Che fare allora? Dopo le riflessioni dei giornalisti si apre un dibattito, tanti i giovani che hanno voglia di raccontare la loro esperienza. Hanno tanta rabbia nei confronti degli italiani che stanno distruggendo la loro nazione, ma anche tanto amore per il loro paese. Alla fine una parola striscia segretamente nella mente di tutti, relatori e spettatori: rivoluzione!

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