TABLET. PROFIT O NON PROFIT, QUESTO È IL PROBLEMA

di Eleonora Mastromarino

Sono già 15 milioni le persone che hanno un tablet. La tavoletta inventata dalla Apple ha costretto l’informazione a misurarsi con l’innovazione per inventare nuovi contenuti adatti al gadget. Se ne è parlato oggi al Festival del Giornalismo di Perugia con Luca De Biase, direttore di Nova24 de Il Sole 24 Ore, Claudio Giua, direttore di sviluppo e innovazione per il Gruppo l’Espresso, e Anna Massera direttore de la stampa.it.

Tablet risorsa – Non sfuggono a nessuno le enormi potenzialità del nuovo strumento che però devono ancora essere scoperte, ma soprattutto utilizzate, tutte. Infatti in Italia si comincia solo ora a parlare di news in formati destinati solo all’i-pad. Nova, come racconta De Biase, attraverso la versione per i-pad, sperimenta nuovi formati di narrazione che rinuncino alla classica colonna in favore di design, interattività e multimedialità. Il dato che secondo il direttore di Nova deve servire da guida è il tempo che i lettori trascorrono in media sui diversi prodotti: solo 70 secondi per il proprio giornale web e 25 minuti sul cartaceo. Il tablet si posiziona nel mezzo, perché il suo pubblico è un pubblico rilassato e più tranquillo che, potendo avere il giornale sempre a disposizione, decide di dedicargli più tempo di un “classico” giornale on-line.

Tablet a pagamento– L’aspetto economico è uno dei più interessanti quando si parla di tablet e di informazione. Tutti e tre i direttori confermano che le entrate ripagano le spese sostenute fino a questo momento. In particolare Giua descrive l’i-pad come una possibilità per distribuire contenuti attraverso una piattaforma che sia retribuita, a differenza dei prodotti internet tanto diffusi ma poco, se non per nulla, pagati. Ma anche il tablet comincia a mostrare le sue insidie. Alcuni ricercatori di Vancouver hanno inventato una nuova applicazione: Zeit. Si tratta di un aggregatore di notizie molto più potente e dettagliato di google-news. L’app canadese, però, non rimanda al giornale originale ma copia i contenuti fornendoli con una grafica certamente molto più fruibile e semplice, ma che fa perdere utenti a chi quei contenuti li ha prodotti. Con questa e altre app, il mondo dell’editoria deve fare i conti. E l’unica soluzione sembra essere fornire un prodotto di così alta qualità da convincere l’utente che è valsa la pena di pagare per ottenerlo.

Tablet e contenuti limitati – Molto critica con la Apple è stata invece Anna Massera. Secondo la direttrice de la stampa.it, l’i-pad rimane uno strumento d’elite perché ancora troppo caro, il che limita non poco il pubblico potenziale che pure il mezzo consentirebbe di raggiungere. Inoltre, dover affidare tutti i contenuti all’azienda di Cupertino, perché possano essere distribuiti nella loro piattaforma, limita in parte la libertà editoriale del giornale, che subisce un controllo successivo e esterno alla redazione. Senza contare che per qualsiasi modifica bisogna contattare la California e anche i più piccoli cambiamenti richiedono settimane. Nonostante le critiche però, la sfida tablet rimane aperta. Se tutti i grandi gruppi editoriali hanno deciso di investire in questo settore è perché a nessuno sfugge che il futuro è in una tavoletta touch screen.

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