GIOVANI IN FUGA: PARTIRE E’MORIRE. RESTARE? ANCHE PEGGIO

di Ilaria Esposito

Sono tanti i giovani che lasciano l’Italia per costruirsi una vita all’estero. Se ne è parlato questo pomeriggio nell’incontro “Antidoti alla fuga: i giovani italiani e la scelta di restare”. Presenti Eleonora Voltolina, fondatrice del sito internet “La Repubblica degli stagisti” e autrice del libro omonimo e Alessandro Rosina,  autore di “Non è un Paese per giovani”.

La fuga è una soluzione?- Simone Brunozzi, che ha partecipato all’incontro, lavorava all’Università per stranieri di Perugia. Non era soddisfatto, ha cercato un modo per realizzarsi e ora ha un contratto con  Amazon. Prima è partito per gli Stati Uniti, poi si è spostato  in  Lussemburgo. Oggi lavora a Singapore e fa conoscere i prodotti dell’azienda, parlando in inglese di fronte a pubblici di tutto il mondo. E’ fuori dall’Italia da 3 anni. Il suo consiglio per i giovani connazionali è di imparare bene l’inglese, partire per un’esperienza anche lunga e poi tornare. «Ma per farlo-sottolinea Simone-bisogna avere un piano, una strategia, mentre molti si muovono senza sapere in che direzione vanno ».

«L’Italia è una Repubblica fondata sullo stage»-Secondo Eleonora Voltolina, se in Italia tanti giovani stagisti non vengono valorizzati dalle aziende lo si deve a un sistema-paese sbagliato. In Italia non esiste un vero mercato del lavoro: il 15% delle posizioni che si aprono sono pubblicizzate su internet e giornali, mentre l’85% viene assegnato per conoscenza o segnalazioni. I giovani, finiti gli studi, si trovano in un “limbo” da cui è difficile uscire: esperienze di stages non retribuiti, contratti atipici e tanta speranza che qualcosa cambi sono tutto quello che  un Paese incapace di investire nei suoi talenti  è in grado di offrire loro. Con il suo sito, “La Repubblica degli stagisti”, Eleonora ha voluto creare un punto di incontro per i giovani stessi, oltre che un mezzo per portare questo problema all’attenzione della politica.

Vittime o complici?- «All’estero è strano che un giovane a 25 anni abiti a casa coi genitori. Madri e padri italiani, se il figlio a 25 anni vuole andarsene di casa, pensano di aver sbagliato qualcosa». Questa è una delle ragioni per cui, secondo Alessandro Rosina, le nuove generazioni italiane non riescono a innescare un processo di cambiamento. E’ un problema, quindi,  anche culturale. Per uscirne, sempre secondo Rosina, i giovani stessi dovrebbero compiere un’azione comune, attivarsi per trovare soluzioni innovative.

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