TELESE – CRUCIANI, DUELLO ALL’OK CORRAL

di Riccardo Milletti

Un duello vero, senza esclusione di colpi (più o meno bassi). Così può essere sintetizzato l’incontro tra Luca Telese e Giuseppe Cruciani andato in scena alle ore 18 di oggi al teatro Pavone. Un “duello tra gladiatori”, com’è stato presentato dal moderatore David Parenzo (che collabora con Cruciani a “La Zanzara” ma è anche collega di Telese a La7) che ha infiammato il pubblico facendo volare parole grosse in sala.

Destra e sinistra – Già il sottotitolo dell’evento, “In Italia è peggio il giornalismo di destra o quello di sinistra?”, lasciava presagire un clima infuocato. I due ospiti partono subito forte. Telese sostiene che oggi nessun giornalista può dirsi veramente non schierato e che la partigianeria è parte dominante del nostro sistema d’informazione. E aggiunge: “il berlusconismo ha avvelenato definitivamente il sistema e ha snaturato il buon vecchio giornalismo di destra, quello di Longanesi e Montanelli, privandolo dell’anticonformismo e riempendolo di conflitto d’interessi”. Diametralmente opposto il parere di Cruciani: “esistono giornalisti e uomini liberi con idee differenti. Andremmo tutti giudicati per ciò che diciamo e non per il datore di lavoro dal quale dipendiamo”.

Discussione autoreferenziale – La discussione, complice le prime frecciate lanciate da una parte e dall’altra, si anima. Telese incalza Cruciani sulle figure di Augusto Minzolini, Bruno Vespa e Giuliano Ferrara. “Come li definiresti?” – chiede – e Cruciani risponde, nell’ordine, “un direttore troppo attento alle vicende di Palazzo Grazioli”, “un grande professionista” e “un genio del giornalismo”. Telese sbotta e ricorda come, dal palco del Festival di Perugia, già alcuni anni fa aveva definito Vespa “l’emblema del leccaculismo”. Cruciani risponde per le rime con una frase pesante sul leccaculismo che chiama in causa la consorte del collega. Poi rilancia rinfacciando a Telese di dirigere una collana editoriale per Sperling & Kupfer, casa editrice controllata dalla Mondadori, e di essere stato anche lui, quando era redattore de “il Giornale”, parte di quel giornalismo di destra che ora disprezza. In generale la discussione, pur rimanendo interessante per lo spessore culturale dei due ospiti, si annoda su un’autoreferenzialità che spazientisce parte del pubblico.

Finale ai punti – Quando, infine, il microfono si accende per le domande del pubblico, si assiste agli ultimi fuochi d’artificio. Cruciani entra in polemica prima con una ragazza aquilana che gli chiedeva conto del suo menefreghismo sulla questione della ricostruzione post terremoto. Poi con un altro ragazzo che lo accusava di essere il paladino di Vespa e Ferrara. Telese lo accusa di “sgarbismo” (imitazione dei modi irruenti di Vittorio Sgarbi). L’incontro finisce con una vittoria di Telese ai punti (ottenuta non tanto per le idee espresse ma per aver conservato, almeno in parte, la calma) e senza aver risposto alla domanda di partenza.

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