LE NUOVE STRADE DEL REPORTAGE

di Claudia Bruno


Racconta storie, cerca dettagli, riprende in profondità i temi di cui tratta. È il reportage, forma giornalistica illustre, caduta in disgrazia negli ultimi anni a causa di costi e tempi di realizzazione eccessivi, che redazioni in crisi non possono permettersi. Ne hanno parlato ieri Fabrizio Gatti dell’Espresso e Federico Fubini del Corriere della Sera, intervenuti al Centro Servizi Alessi insieme alla giornalista della tv tedesca ZDF, Maren Beuscher e al cameraman di Al Jazeera, Laith Mushtaq.

La fusione con l’inchiesta – Gatti, autore di servizi sugli immigrati nei centri di permanenza temporanea e nei campi agricoli del Sud Italia, racconta che il reportage può sopravvivere oggi se incorpora i contenuti dell’inchiesta. Se, accanto a un’approfondita osservazione, acquista un valore di denuncia su fatti d’attualità o di interesse pubblico e civile. Fubini ricorda l’importanza del reportage come finestra sul mondo: “I giornali italiani non hanno un respiro internazionale, si occupano poco del resto del mondo, quasi spaventati dalla progressiva irrilevanza dell’Italia fuori dai confini nazionali. Ma non comprendere quello che succede all’estero, vuol dire condannarsi a diventare sempre più piccoli e isolati”.

Mezzi e linguaggi diversi – Per un buon reportage, se si lavora per la tv, è fondamentale il ruolo delle immagini. Gli ospiti raccontano piccoli e divertenti episodi di ordinaria incomprensione fra giornalisti e cameramen, che lavorano fianco a fianco perché le immagini riprese rispecchino il più possibile la realtà e la storia che si vuole raccontare. Diverso il discorso per settimanali e quotidiani, che devono affidarsi solo alle parole, ma permettono servizi più arditi, incursioni in ambienti e luoghi cui sarebbe difficile accedere con macchine fotografiche e telecamere.

1 Commento

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Una risposta a “LE NUOVE STRADE DEL REPORTAGE

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