PEPPINO IMPASTATO, UNA STORIA CHE VALICA I CONFINI NAZIONALI

Di Elena Baiocco

Ricordare a coloro che già sanno e far conoscere a quanti ancora ignorano. La vicenda di Peppino Impastato, giornalista e attivista antimafia ucciso da cosa nostra il 9 maggio 1978, è stata oggetto  di un convegno presso l’hotel Brufani. Al termine si è svolta la cerimonia di premiazione del concorso dedicato alla figura di Impastato, cui hanno partecipato giovani e aspiranti giornalisti non solo nostrani. Membri della commissione giudicante Giovanni Impastato, fratello di Peppino, Francesco La Licata, giornalista della Stampa e Marco Rizzo, fumettista. Era presente anche Rodolfo Ortolani, responsabile comunicazioni per l’UniCredit, che insieme a all’associazione Ilaria Alpi sostiene questo premio da cinque anni.

Chi era mio fratello –
 Un  passionario della libertà d’espressione, questo risulta essere Peppino Impastato dalle parole commosse del Fratello Giovanni che ne ripercorre le vicissitudini.  Comincia la sua lotta al crimine organizzato già negli anni Sessanta, quando ancora il nome “mafia” non si usava neppure pronunciare.  Fonda un piccolo  giornale che presto si attira le ire dei boss con articoli di fuoco come “La mafia è una montagna di merda”, immediatamente censurato. Peppino organizza manifestazioni pacifiste e mostre fotografiche per mostrare lo scempio del territorio siciliano che ben conosce e ama. La sua attività professionale si conclude con l’esperienza di RadioAut, mandando in onda notiziari di denuncia e ironia dissacrante nei confronti del boss Gaetano Badalamenti. Dopo ripetute minacce, Peppino viene picchiato, legato a del tritolo dai suoi scagnozzi e abbandonato sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani.  Per anni la malavita e le istituzioni deviate hanno parlato di attentato terroristico per depistare le indagini.

Vincitori reali e “morali” – Duemila e cinquecento euro e una targa di riconoscimento sono stati i premi che i tre vincitori del concorso si sono aggiudicati, con abbondante contorno di applausi. Per la sezione “carta stampata” la vittoria è andata a Federico Allagna, per un articolo agile e approfondito sulla vita e le battaglie del giornalista siciliano. Per la sezione “video” hanno trionfato due giovani romani, Enrico Tata e Ruggero Spataro, autori di un breve documentario ricco di testimonianze sulla vicenda.
Ma lo scoop è stato la menzione speciale a quattro ragazzi pakistani, contattati via Skype, che hanno deciso di partecipare e cimentarsi in un tema che ancora molti, a torto, confinano all’interno del meridione italiano. Una dimostrazione che Peppino Impastato rappresenta la voce strozzata dei giornalisti che pagano con la propria vita la libertà di informare.

Lascia un commento

Archiviato in Retroincontri

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...