Giornalismo di precisione e data journalism

Natura e futuro del giornalismo dei dati nell’incontro di stamane dal titolo “Notizie e numeri: da quello di precisione al data journalism”. L’intuizione d’unire le scienze sociali al “mestiere” arriva nel 1972 in America, con il giornalista del Chicago Herald Phil Meyer. Il suo obiettivo: raccogliere e comparare i dati usando metodi e procedure scientifiche già collaudati. Un giornalismo che si affidasse meno all’aneddotica e al senso comune e che contasse, invece, sulla “solidità” della statistica e dei numeri. 

Steve Doig, giornalista e professore della scuola di giornalismo Walter Cronkite, ha raccontato la sua esperienza, fin dagli albori del cosiddetto giornalismo di precisione (l’antenato del data journalism prima dell’avvento dei personal computer, negli anni ’80). Come non ricordare allora una delle pietre miliari del settore: l’inchiesta “Il colore dei soldi“, per la quale Bill Dedman vinse il Pulitzer.

«Il futuro del giornalismo è nelle tecniche di estrazione e selezione dei dati, come ad esempio nel text mining», ha ricordato Sarah Cohen (giornalista investigativa e vincitrice del Pulitzer nel 2002). La fucina dove sperimentare questa e molte altre tecniche è il Reporters Lab.

Sotto la sua guida il Datablog e il Datastore del Guardian hanno acquisito risonanza mondiale. Lui è Simon Rogers e il suo motto è “I fatti sono sacri”. «Molti degli strumenti per fare del giornalismo dei dati – ha sottolineato il giornalista inglese – sono completamente gratuiti, basta un giro in rete. Non ci sono scuse per non usarli».

Aron Pilhofer, direttore delle news interattive per il New York Times, ha citato quello che ritiene uno dei lavori di data journalism meglio realizzati degli ultimi anni: The Guantanamo Docket (un’inchiesta sull’identità e i crimini dei 779 carcerati della prigione di massima sicurezza americana).

E l’Italia? Elisabetta Tola, fondatrice di Formica blu ha parlato dei progetti (molti dei quali ancora in fase embrionale) riguardanti il nostro Paese. Su tutti spicca iData, per diffondere la cultura del data journalism nello Stivale e portarla, in futuro, sulle prime pagine dei giornali.

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