Facebook è un diritto ma anche un rischio. La democrazia elettronica vista da Rodotà

Orwell ad Atene, il grande paradosso di oggi. L’occhio impietoso del Grande Fratello che ci osserva all’interno di uno spazio pubblico e condiviso. Democrazia e tecnologia possono convivere? Una domanda che si pone Stefano Rodotà, costituzionalista e docente all’università La Sapienza di Roma. Affiancato dal presidente della Fondazione Ahref, Luca De Biase, al Teatro Pavone, il professore affronta il tema dell’intreccio tra partecipazione, media e  potere nell’era della conoscenza.

Come è cambiata la democrazia con l’avvento del web – Dalla denuncia, da parte di Rousseau, della libertà intermittente del popolo inglese, che si esprimeva solo ogni cinque anni recandosi alle urne, di tempo ne è passato, osserva Rodotà. Oggi il flusso continuo di notizie in rete permette ai cittadini di scambiarsi informazioni e di trasformare un’arena virtuale in un luogo d’incontro fisico dove far valere le proprie idee e, in alcuni casi, di modificare l’agenda politica. E’ il caso del popolo di Seattle, mobilitatosi contro i vertici del WTO e dei manifestanti di piazza Tahrir, in Egitto, che hanno abbattuto il regime di Mubarak, al potere da decenni. Eventi cui anche i media tradizionali hanno dato risalto. Una rivoluzione partecipativa che il professore definisce “democrazia elettronica”.

I rischi della connessione permanente – Se facebook e l’accesso ad internet possono ormai dirsi diritti fondamentali della persona umana, Stefano Rodotà mette in guardia dai problemi che l’illimitata disponibilità di informazioni sul web si porta dietro. Per i mass media la questione riguarda la verifica dell’attendibilità delle notizie,  che cede il passo alla tempestività con cui esse devono essere pubblicate. «Io stesso – rivela il professore – controllo di frequente la mia biografia su Wikipedia. Non immaginate neppure quanti errori trovo». Per i cittadini il rischio maggiore è quello di essere spiati. Sui social network si posta di tutto, dai gusti personali in fatto di cibo e amore, alle esperienze imbarazzanti. E se al mercato fanno gola i nostri dati per offrire al consumatore un prodotto su misura, ai datori di lavoro interessa spulciare il passato di una persona per capire se è il caso o meno di assumerla. Per questo motivo, ricorda in fine Rodotà, l’Unione Europea esamina la possibilità di introdurre un diritto all’oblio che tuteli la privacy in rete.

Elena Baiocco

2 commenti

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2 risposte a “Facebook è un diritto ma anche un rischio. La democrazia elettronica vista da Rodotà

  1. polkissen

    si può essere d’accordo se non si rischia di cadere dalla padella nella brace, meglio qualche rischio in più che una libertà “condizionata”

  2. Stefania

    Articolo molto interessante, il Prof. Rodotà è un grande maestro, sempre. Solo una precisazione: è un civilista, non un costituzionalista. I dati biografici, come scrive lui, a volte sono errati, in rete.

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