Internet, ingiuria e diffamazione

di Roberto Morelli

Questi i temi trattati nel workshop “Diffamazione, trolling, hate speech e contenuti dannosi”, tenuto da Giovanni Ziccardi.

«Bisogna smetterla di pensare alla rete come un luogo completamente libero da qualunque regola, non è vero», così Giovanni Ziccardi, professore di informatica giuridica all’Università degli studi di Milano, sui reati contro l’onore ai tempi di internet. È innegabile che la rete sia stata, per anni, una valvola di sfogo di opinioni e idee espresse a ruota libera, talvolta sopra le righe e senza temere alcuna sanzione civile e penale, ma i tempi stanno cambiando.«La diffamazione e l’ingiuria in rete – spiega ancora il professore – vengono punite esattamente come quelle “reali”. L’anno scorso, per la prima volta, le denunce per diffamazioni e ingiurie in rete hanno superato in numero tutte le altre». Diffamare o ingiuriare in rete è poi molto più semplice di quanto si pensi. Né il proprio sito web, né il proprio blog, benché personali, possono essere considerati al pari di un luogo privato: se sono facilmente raggiungibili (ovvero indicizzati dai motori di ricerca) vi possono costare una querela. Non si salvano nemmeno i forum (che per la giurisprudenza sono del tutto simili alla piazza di un paese), le mailing list (anche quelle a numero chiuso), i commenti di Facebook e i tweet. Ma a livello giuridico, in rete, non domina alcun Grande Fratello orwelliano. Come spiega ancora Ziccardi: «Con la rete, e ancor di più con l’esplosione dei social network, chiunque può accedere a strumenti di comunicazione di massa, quindi le querele per diffamazione e ingiuria aumentano di conseguenza. Fino a pochi anni fa – nota il professore universitario – la stragrande maggioranza dei casi riguardavano giornalisti, adesso sporgi querela per un contenuto diffamatorio e, dopo mesi, scopri di aver denunciato un ragazzino di dieci anni». La moderazione, proprio come nella vita reale, resta la chiave per una comunicazione corretta e civile. «Non bisogna prestare il fianco a strumentalizzazioni – afferma il professore – se non si fa un uso responsabile della rete il rischio è di veder approvate leggi che regolamentino la rete in maniera più restrittiva».

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