Primavera o inverno?

Una primavera da cui potrebbe sbocciare il fiore della democrazia o rinascere l’inverno della dittatura. A più di un anno di distanza dalle rivolte che hanno interessato il Nord Africa e il mondo arabo, si discute sul futuro di una rivoluzione ancora in divenire. L’Associazione dei giornalisti della Scuola di Perugia ha organizzato un dibattito al Centro Servizi Alessi per riflettere sul tema. All’incontro, moderato da Antonio di Bartolomeo, ex allievo della scuola, hanno partecipato Itai Anghel, autore di un reportage sugli scontri a Piazza Tahrir, in Egitto; Farid Adly, giornalista e scrittore libico; Francesca Caferri di Repubblica e Ugo Tramballi, del Sole 24 Ore.

L’effetto domino del risveglio arabo – «Al Cairo c’erano tutti – racconta Anghel che ha girato il suo reportage in mezzo agli scontri – Fratelli Musulmani, salafiti, liberali, donne e gay. Tutti uniti contro Mubarak». Sono immagini in presa diretta che testimoniano insofferenza e volontà di cambiamento. Un vento di rivolta che, come sottolinea Adly: «ha contagiato anche la Libia, un paese esasperato dalla povertà e dagli sprechi della famiglia Gheddafi».  Tramballi evidenzia, però, che quei giovani scesi in piazza per protestare contro il regime sono gli sconfitti della rivoluzione. «Non sono più loro i protagonisti – afferma il giornalista – anche se la società sta cambiando».  Oggi sono i Fratelli Musulmani ad avere la maggioranza in Parlamento. «Hanno ottenuto consenso perché sono intervenuti per assistere le fasce più deboli della popolazione – spiega Caferri – Per capire che piega prenderà questa rivoluzione, bisogna focalizzarsi sui diritti della donne».

Quale avvenire per il mondo arabo – Proprio dalla condizione femminile occorre partire per misurare l’entità del cambiamento. L’emancipazione delle donne, in molti paesi arabi, è una realtà già da tempo. Per Caferri i dati parlano chiaro: il 90% delle bambine accede ad un’istruzione primaria e il 20% delle donne lavora. Un miglioramento rispetto al passato. Ma in sospeso resta la questione di primaria importanza: la caduta dei tiranni porterà all’avvento di una democrazia o sfocerà in una dittatura oltranzista? Anghel esprime perplessità sui Fratelli Musulmani, ricordando come durante le rivolte si siano tenuti in secondo piano per poi fare proseliti e candidarsi alle elezioni. Più ottimista sul futuro della Libia Adly, convinto che il paese stia intraprendendo, seppur tra mille difficoltà, un cammino democratico. Tramballi per l’Egitto spera in un presidente moderato ma ci tiene a precisare che, per la prima volta nella storia contemporanea, gli arabi hanno il controllo del proprio destino. Ora tocca all’Occidente adattarsi al nuovo corso degli eventi.

Elena Baiocco / Roberto Morelli

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