Lo scandalo Wikileaks e l’Italia

Wikileaks, l’organizzazione di hacker che ha sconvolto il mondo pubblicando documenti segreti di tutto il mondo (sulla guerra in Afghanistan e sui rapporti diplomatici dei maggiori Paesi del mondo, solo per fare un paio di esempi) è ospite del Festival del giornalismo oggi alle 19.30 alla Sala Raffaello dell’Hotel Brufani. Lo scandalo delle fughe di notizie pilotate dal gruppo di Julian Assange ha lambito anche l’Italia. A discuterne con Stefania Maurizi, autrice del libro “Dossier Wikileaks. Segreti italiani” che dà il nome all’evento, ci sono il numero due dell’associazione Kristinn Hrafnsson e il direttore del Centre for Investigative Journalism, Gavin MacFaiden.

Il leader carismatico – Julian Assange è un personaggio controverso. Il pirata del web è al centro di polemiche, boicottaggi, critiche e vicende processuali. «Assange è un personaggio carismatico, coraggioso. Tanti hanno le sue competenze informatiche, ma molto mettono su una start up in California e fanno carriera. Non dico che Julian è un eroe, non sono d’accordo con tutto quello che fa, ma gli riconosco di essere un personaggio determinante per Wikileaks e che ha fatto una scelta da visionario». Così lo descrive Stefania Maurizi, che ha collaborato per tre anni per pubblicare sull’Espresso i documenti di Wikileaks sull’Italia.
Un gruppo di hacker ma non solo – «Wikileaks nasce nel 2006 dall’unione di hacker, attivisti e giornalisti» dice Kristinn Hrafnsson. Un piccolo progetto che grazie al potere della Rete ha raggiunto la fama e ha terrorizzato governi. «Ci hanno accusato di voler attaccare gli Stati Uniti con i nostri documenti, ma non è assolutamente vero», continua Kristinn Hrafnsson, «Abbiamo cercato da subito i giornalisti dei Paesi di cui possedevamo documenti perché venissero pubblicati. Eravamo consapevoli che così facendo avremmo distrutto le relazioni diplomatiche. Ma la domanda è: devono proprio esserci segreti nei rapporti fra Paesi? Le popolazioni devono restare fuori da decisioni così importanti come quelle di politica estera?».
Informazione per il cambiamento – «L’attivismo online ha un enorme impatto sui cambiamenti sociali, come dimostra la primavera araba». In questa frase di Kristinn Hrafnsson c’è l’anima di Wikileaks. Che si contrappone con quella che Hrafnsson definisce il “giornalismo ping-pong”, quello che si limita ad ascoltare tutte le parti senza andare oltre. «Voi giornalisti dovete cercare di portare un po’ di giustizia nel vostro Paese. Voi dovete combattere la corruzione. E questo è attivismo».
Gli uomini-fischiatori – Si chiamano “wisterblowers”, fischiatori. Sono le fonti di Wikileaks, le gole profonde che hanno permesso tanti scoop. «Ma non hanno la benché minima protezione istituzionale. Perdono tutto. Io ricordo un ragazzo che ha collaborato con me su un gruppo fascista inglese e un contabile della General Elecrtic. Queste persone mettono in gioco tutto ciò che hanno», ricorda Gavin MacFaiden. Un ricordo necessario, visto che spesso sono coloro che con il loro gesto rivoluzionario più pagano nel nome della circolazione di informazioni. «Un gesto rivoluzionario che in Italia, dove ancora aspettiamo la verità su Piazza Fontana a trent’anni di distanza, potrebbe avere degli effetti enormi» conclude Stefania Maurizi.

Ilaria Raffaele

Lascia un commento

Archiviato in Retroincontri

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...