New media: i soldi fanno la felicità, ma come?

Un incontro per capire come il giornalismo del terzo millennio possa trovare introiti in grado di garantirgli un futuro: questo in sintesi è stato quello che si è tenuto presso la Sala Raffaello dell’Hotel Brufani di Perugia. Nella mattinata del quarto giorno del Festival del giornalismo Luca Conti, fondatore di pandemia.info, ha moderato un panel che ha avuto però un difetto di partenza: parlare dell’editoria del futuro e della sua sostenibilità economica senza l’intervento di editori, cioè i protagonisti del discorso, per non dire gli “imputati”.

No money, no party – «Se chiedete a dei ladri per quale motivo rubano in banca, vi risponderanno che lo fanno per soldi. Bene, il giornalismo funziona allo stesso modo…». Esordisce così Jonathan Tasini, ex autore dell’Huffington Post, e le risate si sprecano in sala. Non lavora più per la famosa Arianna, e anzi la critica apertamente mostrando con un immagine powerpoint i guadagni dei più importanti amministratori delegati dell’informazione mondiale: la Huffington batte tutti con 315 milioni di dollari. «Il problema», chiarisce Tasini, l’ospite giunto da più lontano di tutto il Festival (Sidney), «è che tutti questi Ceo vivono per il denaro, ma non hanno alcuna intenzione di condividerlo con noi giornalisti». Alla richiesta di Luca Conti al pubblico «chi di voi oggi ha letto un quotidiano cartaceo? Chi si è informato online?», il verdetto è chiaramente sbilanciato a favore di internet. Momento simpatico, ma nulla di innovativo. E quando provoca Attilio Redivo, Ceo di Mediacom Italia, accusandolo di essere lui uno degli «uomini con i soldi», Redivo pronto risponde: «I soldi li fanno in pochi, perché gli italiani, come tutti, vogliono le cose gratis».

Resta il mistero – Secondo Paola Dubini dell’Università Bocconi di Milano, i principali temi da trattare per risolvere la questione sono «la creazione di una reputazione, il posizionamento editoriale rispetto a un certo pubblico e così la possibilità di identificarsi in una comunità». Tutte belle parole, non c’è dubbio, ma nessuno sembra trovare la soluzione. Anche Nicolas Alex Tateo, Ceo di Etalia (start up nata di recente e organizzatrice dell’evento), non sembra proporre idee sconvolgenti. «La domanda è sempre “come guadagnare”», dice Tateo, «e per farlo si può usare la condivisione degli utenti». Insomma, secondo Tateo «il miglior alleato del giornalismo possono essere i singoli lettori. Loro diffondono i contenuti e avere da noi un ritorno economico in percentuale, grazie al fatto che fanno circolare i contenuti dell’informazione». Un discorso sicuramente interessante, ma non lontano dalle utopie giornalistiche già sentite e già lette su tanti saggi in materia da vent’anni a questa parte. Un argomento fondamentale per il mestiere, non c’è dubbio, ma la sensazione resta quella di un mistero irrisolto. E senza questa soluzione il giornalismo ha poco futuro.

Giorgio Matteoli

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