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Farid Adly e la primavera araba

Intervista al giornalista e scrittore Farid Adly, ospite del panel “Primavera araba. Rivoluzione incompleta?”, organizzato dall’Associazione giornalisti Scuola di Perugia.

Ilaria Esposito

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E’ SUCCESSO A NOI. Per un cubo di differenza

di Micol Pieretti

Giovedì, tardo pomeriggio, hall dell’Hotel Brufani. Tre di noi, alle prese con l’ultima intervista della giornata, rincorrono qualche compiacente ospite che accetti di scambiare un paio di battute. Un po’ magro il nostro biglietto da visita: entusiasmo, impegno, una telecamera grande come una mano, e una qualche forma di amore incosciente e incorrotto per il nostro lavoro.

Spalla a spalla con noi, un giornalista di una grande tv nazionale, col suo bravo operatore. Giacca stirata, l’aria rilassata che l’esperienza – e l’abbronzatura da centro estetico – ti regalano, e lo sguardo ‘sgamato’ di chi sa andare al sodo e può farlo. Con loro, una telecamera otto volte più grossa delle nostra, e sopra un microfono con il magico “cubo”, quello col logo che parla chiaro e che ti libera dallo scomodo imperativo – spesso risolto con imbarazzanti perifrasi – di dover spiegare al mondo chi sei.

All’entrata del Brufani, il giornalista Aldo Cazzullo. Entra nella hall con l’aria affabile di chi vuole rilassarsi un po’. Approfittiamo del suo sorriso e lo avviciniamo, microfono più telecamera alla mano e cento domande in testa: «Salve, siamo della Scuola di giornalismo di Perugia, ci farebbe piacere …», e lui sorride, ben disposto: «Sì, tra un attimo, il tempo di…». Ma eccolo, Mr. Professionista della Professione, con la spavalderia di chi presume di non scocciare mai, che gli infila il braccio sotto al braccio e, sussurrandogli nell’orecchio con l’intimità di un compagno di merende, se lo trascina 5 metri più in là. Guardiamo il giornalista scuotendo la testa, increduli chiediamo spiegazioni, ma in due secondi il set è pronto e l’intervistato sotto intervista. Sorriso scocciato e sopracciglio alzato, ammortizziamo i tempi: una di noi prende la macchina fotografica e fa un paio di scatti da lontano. Finita l’intervista, Aldo ci fa spallucce. Il suo spettacolo al Morlacchi sta per cominciare.

Si spengono i fari del set, l’abbronzato si fa verso di noi sbraitando: «E ddue ahò, …ma non è possibile che mi roviniate tutte le interviste con ‘sti flash, e annate via…». Rapido flashback mentale: pomeriggio del giorno prima, stessa identica scena era successa con la De Gregorio, che noi avevamo intercettato lungo Corso Vannucci con grosso disappunto del nostro simpatico collega il quale, data l’indiscutibile luminosità naturale del sole primaverile delle 17, per toglierci di torno non ha potuto neanche attaccarsi al flash.

«La luce che vedi, quattro millimetri di diametro, è la luce della messa a fuoco. E’ fatta per non abbagliare», gli dico. Ci guarda con aria spaesata: nel lavoro sporco, la sua aria navigata brancola nel buio. «E stiamo lavorando, proprio come te». “Eh?”, gli leggo il labiale. «La luce de che? Ma che mme frega, avete rotto ragazzi, ve dovete toglie quanno uno c’ha da fa’…». Un altro paio di battute, finisce in breve gli argomenti; se ne va sbracciando  in aria, secondo il clichè della scenata isterica da padrone di palazzo. Ridiamo di gusto, noi; retrogusto vagamente amaro. Riprendiamo a lavorare in silenzio, noi, senza ‘cubo’ e senza biglietti da visita. E con le idee un po’ più chiare su come cercheremo di non diventare.

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15 APRILE. SKETCHES DI UN VENERDì DI FEST…IVAL…

@ The hacker's corner, l'appuntamento con i segreti della rete@ Rassegna stampa, Metilparaben e Francesca Fornario al desk@ Rassegna stampa, Il pubblico@ Rassegna stampa, Alessandro Gilioli dà il buon esempio (anche perché non ha paura di leggere il Giornale)@ Rocca Paolina, La mostra "Il mondo ai tempi de 'La dolce vita'" # 2@ Rocca Paolina, La mostra "Il mondo ai tempi de 'La dolce vita'"
@ Sala stampa, la satira 'virale' de L'Unità@ The hacker's corner, Gli esperti della rete@ The hacker's corner, Cos'è successo a The pirate bay@ The hacker's corner, 'Be safe' in rete@Hotel Brufani, Una radio per l'Europa. Il "set"@Hotel Brufani, Una radio per l'Europa. I relatori
@Hotel Brufani, Una radio per l'Europa. ...ancora noi@Hotel Brufani, Una radio per l'Europa.I relatori@ Rassegna stampa con Metilparaben e Francesca Fornario. La salaSnobbati da Luca Sofri (che ha preferito le luci della tv official)@Hotel Brufani, Una radio per l'Europa. La sala@Hotel Brufani, Una radio per l'Europa. ...noi
@Hotel Brufani, Una radio per l'Europa. I relatori 2

a cura di Micol Pieretti. Tra le dritte degli hacker per dribblare la censura online e il nuovo progetto per una radio europea, qualche piccolo “è successo a noi”…

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DAL CUOIO BEFFARDO AL 3-4-1-2

di Alberto Gioffreda

Sono il calcio e il linguaggio delle dirette radio e delle telecronache i protagonisti di “Clamoroso al Cibali”, l’evento organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia nella Sala delle Colonne. A guidare l’incontro è Luca Pisinicca di Raisport che introduce gli ospiti, tutte voci più che note del giornalismo sportivo. Marco Civoli di Raisport, Maurizio Compagnoni di Sky, Pierluigi Pardo di Mediaset, Giuseppe De Bellis de Il Giornale e Alfredo Provenzali, conduttore storico di Tutto il calcio minuto per minuto di RadioRai.
Pisinicca tiene subito a sfatare il mito che attribuisce a Sandro Ciotti la celebre frase Clamoroso al Cibali, pronunciata per radio il 4 giugno 1961 in occasione del secondo gol del Catania all’Inter del mago Helenio Herrera. Ed è proprio dal passato che parte anche Alfredo Provenzali per spiegare come sia cambiato lo stile di chi racconta il calcio in televisione, per radio o sulla carta stampata. Provenzali ricorda di aver letto su un giornale toscano cinquant’anni fa questa descrizione di un palo colpito da un attaccante della Fiorentina: “…il cuoio beffardo si stampò sul palo maligno”. Da questa eccessiva retorica si è arrivati oggi a scomodare, secondo Provenzali, la fisica (il baricentro del gioco) e la matematica (3-4-3, 4-4-2, 5-4-1) perchè, non potendo complicare quello che definisce il gioco più semplice del mondo, si è reso più difficile il linguaggio. Anche il corretto italiano ne risente e così, espressioni come “convergere al centro” o “prospettive future” sono entrate, anche se prive di senso, nel linguaggio comune. Per Provenzali il trucco resta sempre lo stesso, quello che gli hanno suggerito i vecchi maestri: parlare nel modo più semplice per essere capiti.
Anche Civoli inizia con un aneddoto sul passato, quando agli inizi Gianfranco De Laurentis lo minacciò di non mandarlo più a fare una telecronaca se avesse continuato a dire sfera invece di pallone. Ammette che le parole e le espressioni sono cambiate, alcune sono cadute in disuso come “il pallone ha fatto la barba al palo”.
Alla nuova generazione appartengono invece Maurizio Compagnoni e Pierluigi Pardo che con il nuovo stile hanno maggiore confidenza e dicono di puntare tutto su emotività e racconti di particolari e dettagli in grado di coprire i momenti noiosi degli incontri.
Più difficile, secondo Giuseppe De Bellis, il compito del cronista per la carta stampata, dove oltre a raccontare il film della partita bisogna trovare un tema in grado di aprire una discussione che duri fino al prossimo incontro. E a questo gli fa eco Compagnoni secondo cui è più facile scherzare con la politica che con il calcio.
Per tutti comunque resta fondamentale la passione, la competenza e il compito di mediare tra il pubblico e quello che avviene sul campo. Con una differenza che Provenzali tiene a sottolineare: mentre in televisione tutti vedono la stessa immagine, in radio per ogni ascoltatore è una partita diversa. Ed è per questo motivo che non si presta al gioco preparato da Pisinicca di commentare gli ultimi tre minuti dell’ultima finale di coppa del mondo. Per Provenzali il calcio è un mestiere con il quale non ha mai giocato. Pardo e Compagnoni regalano invece un siparietto molto comico mentre scorrono le immagini, strappando applausi e sorrisi da una platea senza sedie vuote.
L’evento si conclude con la domanda di De Bellis su quali sono le paure dei colleghi di radio e televisione prima di iniziare le telecronache. Per Provenzali fino alla sigla si ha paura di tutto e poi del giudizio della moglie al ritorno a casa. Per Civoli la preoccupazione principale è quella di riuscire a fumare durante l’intervallo (a questo punto interviene Provenzali che ricorda come Sandro Ciotti e Bruno Pizzul riuscessero a fumare anche durante). Pardo e Compagnoni hanno invece l’incubo di non riuscire a cogliere subito il nome del marcatore. Ma qui interviene Provenzali con suggerimento: gridare “goooooooooooollllllll” più tempo possibile, fin quando non si è capito il marcatore.

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GIORNALISTI MINACCIATI DALLA ‘NDRANGHETA

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L’AUTOPROCESSO ALLA STAMPA

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