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Attentato al giornalismo investigativo

Gli avvocati stanno uccidendo il giornalismo investigativo? La domanda è stata al centro del panel omonimo che ha visto protagoniste questa mattina nella Sala Raffaello dell’Hotel Brufani grandi firme del giornalismo, e non solo, inglese ed italiano.  John Kampfner, ex numero uno dell’Ong Index on Censorship e attuale consulente di Google in materia di libertà di espressione ha tracciato un quadro generale della questione a livello legale: «Il problema della libertà d’espressone è globale, non riguarda solo il Regno Unito. Legge inglese, però, per decine di anni è stata un ‘riferimento’, visto che ha legato le mani anche all’estero. Questo poiché – ha spiegato – permette di fare causa anche a persone estere. La situazione è tale per cui Londra è chiamata “Sue” (tradotto in italiano: intentare causa, ndr)». La situazione è spinosa, tanto che Obama è stato quasi costretto a emanare lo SPEECH act per proteggere i cittadini statunitensi da potenziali casi di turismo giudiziario. Sempre Kampfner fornisce qualche inquietante esempio: «C’erano oligarchi ucraini che facevano causa a Londra a blogger ucraini che scrivevano in lingua ucraina. O miliardari sauditi che facevano causa ad autori per libri nemmeno pubblicati in Inghilterra».

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DA LONDRA A PERUGIA: IL FESTIVAL RACCONTATO DA CHARLIE BECKETT

di Chiara Garzilli

Un blog ricco, aggiornato costantemente, con un focus sui temi del giornalismo internazionale, dei nuovi media e delle tendenze sociali. Il tutto analizzato e commentato dall’acume di un giornalista d’esperienza come Charlie Beckett, direttore di Polis, rivista nata da un’iniziativa congiunta della prestigiosa London School of Economics e del London College of Communication. Beckett che è stato tra i tanti ospiti di questa quinta edizione del Festival internazionale del Giornalismo di Perugia, e ha moderato diversi incontri. Comunicazione internazionale, rapporti tra potere e giornalismo, i temi di cui ha discusso Beckett di fronte a platee gremite di ascoltatori.

Una finestra sul mondo – Vent’anni di esperienza tra stampa, radio e televisione, il giornalista inglese ha lavorato a lungo per la BBC e il Channel 4 della ITN News. Ha studiato i cambiamenti in atto nel giornalismo moderno, caratterizzato dalla crescente importanza del web e della partecipazione popolare con il citizen journalism. Un tema a cui Beckett ha dedicato un libro nel 2008: “SuperMedia: salvare il giornalismo per salvare il mondo”. Tanti altri sono gli argomenti delle sue numerose pubblicazioni: dal giornalismo etico a quello finanziario, dalla politica americana a quella africana. Il blog di Beckett ( http://www.charliebeckett.org/) è uno specchio di tutti i suoi interessi: giorno per giorno l’autore analizza i fatti di politica interna ma anche internazionale, presenta le tendenze tecnologiche e mediatiche, scrive di scienza, religione e cultura. Ampio spazio è riservato anche all’interattività degli utenti, che lasciano le loro opinioni sugli spunti di riflessione offerti dall’autore, così come alla multimedialità, con video del canale Polis, caricati su Youtube

Lo sguardo sul festival – In questi giorni il blog è stato aggiornato in tempi reali sugli eventi del Festival a cui ha partecipato il suo fondatore. Il keynote speech al Teatro Pavone di giovedì scorso, nel quale il direttore del BBC World Service, Peter Horrocks ha sollevato il problema di un giornalismo veramente globalizzato, l’incontro dedicato al ruolo del corrispondente all’estero nell’era dei social media e quello sul rapporto tra democrazia e giornalismo moderno, che si sono svolti all’hotel Brufani. Tutti temi di cui Beckett è un esperto, e che non ha mancato di documentare sul suo blog.

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IL GIORNALISMO INTERNAZIONALE E LA SFIDA DELLA GLOBALIZZAZIONE

di Chiara Garzilli

In un mondo sempre più globalizzato, il giornalismo stenta ad adeguarsi a questa nuova dimensione, e resta spesso ancorato ad un unico punto di vista. Ḗ questo lo scenario descritto da Peter Horrocks, direttore del prestigioso BBC World Service, nel suo keynote speech al Teatro Pavone. Il giornalista inglese è stato introdotto dal collega Charlie Beckett, direttore di Polis, rivista della London School of Economics. Nonostante la crescente interconnessione tra economia, scienza e tecnologia infatti, è difficile trovare organi di stampa in grado di riportare notizie internazionali, in diverse lingue e da diverse prospettive.

BBC: una felice eccezione – In questo contesto di media fortemente localistici, si distingue la storica società radiotelevisiva inglese, che ha raccolto la sfida della globalizzazione e si rivolge a un pubblico sempre più internazionale, raccontando storie da ogni angolo del mondo. Nonostante i tagli varati di recente per via delle difficoltà economiche nazionali, il World service dell’azienda continua a offrire servizi e programmi di approfondimento in ben 32 lingue.. La proiezione di un video in sala ha documentato il coraggio e la professionalità con cui i giornalisti della BBC hanno seguito le recenti rivolte in Medio Oriente. Reporter arabi che si collegavano dalle piazze egiziane durante le manifestazioni, ma che offrivano anche acute analisi dagli studi londinesi, così come la collaborazione in Libia tra il team arabo e i colleghi inglesi testimoniano il successo delle giovani BBC Arabic e BBC Persian.

Il panorama internazionale – Mentre in Gran Bretagna il governo è costretto a tagliare le risorse della BBC, Cina e Russia sono, secondo Horrocks, i Paesi che avrebbero la possibilità di realizzare un’informazione davvero globale. Eppure, nonostante Pechino abbia annunciato l’intenzione di investire 7 milioni di dollari per l’espansione dei suoi media, il rischio che rimangano legati a una prospettiva strettamente nazionale è ancora molto forte. Solo la CNN e Al Jazeera stanno effettivamente compiendo dei passi nella direzione del giornalismo globale. Un settore nel quale la BBC vuole rappresentare un modello, grazie ad un approccio multi-linguistico e multi-nazionale in grado di informare i cittadini del mondo.

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