Archivi tag: blog

Slow News, il blog “estero” di Ugo Tramballi

Riflettendo con lentezza. Così si potrebbe riassumere il concetto di base di Slow News, il blog di Ugo Tramballi, giornalista del Sole 24 Ore che da anni ormai gira il mondo cercando di capirlo meglio. Tramballi è presente al Festival del giornalismo di Perugia come ospite del panel “Primavera araba. Rivoluzione incompleta?” (organizzato dall’Associazione Allievi Scuola di Perugia), ma in mattinata è intervenuto in diretta telefonica alla trasmissione di Radio 1 “Radio Anch’io”.

Non più giovane… – Nato nel 1957 a Milano, Ugo Tramballi non ha problemi ad ammettere che è «dura restare al passo coi tempi”. Anche da questo «nasce l’idea del blog sul sito web del Sole 24 Ore. E devo dire che per ora va molto bene, scrivere un pezzo per il mio spazio personale mi permette di essere più libero, pur nel rispetto dell’autorità del quotidiano». Aperto a novembre scorso anche per «sopravvivenza al cartaceo, che non concede troppo spazio agli esteri», Slow News ha già fatto molti “adepti”: «Arrivare a novanta commenti per un solo articolo è qualcosa che mi emoziona, si comprende meglio il seguito dei lettori rispetto al vecchio quotidiano cartaceo». Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Retrostampa

Stefano: «In un blog la mia vita fatta di fotografia»

Stefano è ancora un giovane universitario, ma ha le idee chiare e precise: «Voglio fare il fotografo, lo voglio fare da sempre, da quando ho preso per la prima volta in mano una macchina fotografica». Studente di lingue nella società dell’informazione all’Università di Roma Tor Vergata, Stefano Gizzi (all’opera nella foto di Roberta Lulli, sua collega al Festival) ha quasi 21 anni e da due mesi ha aperto “My odd view”, un blog personale «con cui, come dice il nome stesso, voglio dare il mio punto di vista sulla fotografia, per strano che possa sembrare». Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Retrostampa

La rivincita dei vecchi media

Il Festival del giornalismo di Perugia non è solo una vetrina per blogger e maniaci di Twitter. Fra i reporter che si aggirano nei luoghi degli eventi ci sono anche i più noti, quelli che appaiono in televisione o che ci fanno compagnia dagli altoparlanti delle radio. Specie quando ad affacciarsi sul palcoscenico mediatico è un ministro della Repubblica. Ancora di più quando questo ministro è esponente di un governo “strano”, tecnico, non eletto e al centro di un discreto numero di polemiche.

Un ministro al Festival – Ieri Paola Severino, titolare del ministero della Giustizia, ha partecipato all’incontro “Etica e giornalismo” che si è svolto alle 11 nella Sala dei Notari di Palazzo dei Priori. E ha attirato su di sé le attenzioni dei “big” dell’informazione. Il tema, scottante come spesso accade quando si parla di informazione e dei modi per disciplinarla, è la previsione di una legge che  regolamenti i blog per evitare abusi. Un mondo «privo di limiti ad hoc» che può «creare più danni dei  giornali di carta», come lo ha definito il Guardasigilli, scatenando diverse polemiche. Eppure gli intenti di Paola Severino non sono bellicosi: lei stessa, infatti, ha affermato che vanno tutelati «i diritti di tutti».
Non solo politica interna – Al centro degli incontri al Festival del giornalismo di Perugia anche la cosiddetta “primavera araba”. La domanda che si ripete è: quanto si tratta di una vera e duratura rivoluzione, e quanto invece lo è stata solo dal punto di vista mediatico? Il modo in cui il giornalismo italian0 ha trattato il tema è stato messo sotto la lente d’ingrandimento anche nelle radio: la trasmissione Radio 3 Mondo ha interrogato Isabel Wilkerson, la prima donna di colore nella storia del giornalismo americano a vincere il premio Pulitzer. Un bilancio in chiaroscuro quello evidenziato ieri da Ruggero Po e i suoi ospiti di Radio anch’io per ricordare a un anno e mezzo di distanza il suicidio dell’ambulante tunisino Mohamed Bouazizi, che ha dato inizio al risveglio arabo. Così i vecchi media si prendono la loro piccola rivincita: riflettendo e approfondendo.

Ilaria Raffaele

Lascia un commento

Archiviato in Retrostampa

Una foto per raccontare il Festival minuto per minuto

«Il clima qui al Festival è sempre lo stesso: si respira nell’aria l’entusiasmo di tante persone accomunate dalla passione per il giornalismo». Ecco perchè Jessica, studentessa 25enne di Editoria multimediale alla Sapienza, ha deciso di partecipare come volontaria alla kermesse perugina per il quinto anno consecutivo. Appassionata di nuove tecnologie, segue con grande interesse tutti i panel dedicati ai new media e al ruolo dei social network come nuovi mezzi di informazione.

Istantanee da Perugia – La giornata di Jessica all’hotel Brufani, quartier generale del Festival, è più che mai frenetica. Corre da un evento all’altro, intervista gli ospiti e collabora con la web tv della manifestazione. Tutto senza mai abbandonare il suo Ipad, che le permette di condividere la sua esperienza perugina con uno sconfinato pubblico virtuale. Quest’anno, la giovane volontaria ha scelto di raccontare il Festival con un blog di foto: scatti che ritraggono ospiti, conferenze, ma anche dettagli e scene da backstage. Un sorridente Enrico Mentana all’uscita dal Teatro Pavone, volontari e aspiranti giornalisti alle prese con microfoni e telecamere: un’immagine diversa per ogni momento, caricata grazie all’applicazione Instagram e poi condivisa anche su Twitter e Facebook.

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Retrostampa

Grazia: «Sul mio blog il Festival minuto per minuto»

Grazia La Paglia, 24 anni e una passione innata per il giornalismo. «A 5 anni – racconta – giocavo a imitare i conduttori dei telegiornali». Da sempre, l’amore per la scrittura. Che sia poesia o cronaca nera poco importa. A 22 il primo vero traguardo: la laurea in Giornalismo.

 Adrenalina sicula –  Al Festival è arrivata dalla sua Sicilia. Carica, entusiasta e con tanta voglia di mettersi alla prova. Nel suo blog raccoglie recensioni, poesie e interviste, con lo scopo di far conoscere un po’ di lei e dei suoi interessi. Ma in questi 5 giorni il suo diario on-line sarà dedicato esclusivamente  al Festival: impressioni, sensazioni ed esperienze vissute in quella che per quasi una settimana sarà la capitale del giornalismo internazionale.
«Non avevo mai incontrato così tanti professionisti di spessore – dice Grazia -. E per di più, l’incontro con gli altri volontari mi permette di confrontarmi sui temi del festival, conoscendo così punti di vista diversi dal mio».

Chitarra e clarinetto –  L’altra grande passione di Grazia è la musica: «Sono rimasta colpita dal fatto che il Festival riesca a coniugare musica e giornalismo di denuncia, quindi non posso proprio perdermi l’incontro di domani sera con Pierpaolo Capovilla, leader del Teatro degli Orrori». E anche su quest’avvenimento, Grazia assicura, se ne parlerà nel suo blog.

Un futuro incerto – Grazia è una pubblicista. E nel suo blog oggi ha parlato di un problema che ormai da tempo affligge la categoria: il precariato. «Stamattina – afferma – ho seguito il meeting dei giornalisti precari italiani. Il loro problema è il mio problema». Il futuro  lo vede molto incerto.  Ma non le mancano tenacia e perseveranza, necessarie per raggiungere il suo obiettivo: lavorare da professionista nel settore del giornalismo. «Proprio per questo motivo – conclude – non ho interrotto gli studi e a breve mi specializzerò in Comunicazione istituzionale». Un giorno, spera di potersi occupare di giornalismo politico.

Gianluca Ruggirello

Lascia un commento

Archiviato in Retrostampa

GENERAZIONE 5 EURO

di Micol Pieretti

Siamo liberi, ma morti di fame. È la denuncia dei giornalisti freelance e precari che stamattina alla Sala Lippi hanno preso parte all’incontro Se cinque euro vi sembrano pochi per un futuro radiosissimo, ironia amara sul prezzo di mercato di chi non ha contratto. Presenti all’incontro i giornalisti Cristiano Tassinari e Roberto Zarriello, autori rispettivamente di Volevo solo fare il giornalista e Penne digitali 2.0, il presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino, il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Roberto Natale e una rappresentanza combattiva di giovani giornalisti. Tutti “irregolari”.

Il giornalismo sommerso. Francesca Ferrara, 33 anni, napoletana, è una newsmaker che organizza eventi, fa informazione con tutti i mezzi che ha, ed è attivista del Coordinamento dei giornalisti precari della Campania. Ma in redazione la chiamano ancora “piccirella”: col magro stipendio da freelance, non può permettersi di andarsene da casa . «E’ una macchina dello sfruttamento che opera nella più totale illegalità», denuncia la collega calabrese Raffaella Cosentino, giornalista per Redattore sociale e Repubblica.it. «Con l’aggravante che in Calabria ogni inchiesta è scomoda e quindi pericolosa»: basta raccontare che l’acqua non arriva nelle case e tirare fuori qualche nome per finire nella lunga lista dei giornalisti minacciati dalla ‘ndrangheta. Un lavoro rischioso che gli editori, che hanno fatto cartello, «pagano 4 centesimi a riga». C’è poi Paola Caruso, da sette anni al Corriere della Sera come collaboratrice. Una cronista diventata caso di cronaca per lo sciopero della fame dell’anno scorso: si era liberato un posto in redazione, che per anzianità di servizio le sarebbe spettato, ma è stato assegnato a quello che lei chiama «un pivello della scuola di giornalismo». Un’ingiustizia che andava sbattuta in prima pagina, dice Paola, perché «se continuiamo a considerare come individuale un problema collettivo non otterremo mai niente».

Il vero nemico: gli editori. Secondo Iacopino,  sono i magnati dell’editoria i veri responsabili di questo stato di cose. Secondo le oltre 800 segnalazioni che il Presidente ha ricevuto da freelance e precari, la loro retribuzione media va dai 2 ai 5 euro a pezzo, e non arriva a più di 400 euro al mese, anche per 200 pezzi. «Quei ladri degli editori», dice senza timore, «vi mettono in schiavitù, e mentre a voi rubano i sogni, privano i cittadini del diritto all’informazione».

Ma qualcosa si può fare e si sta facendo. L’Ordine ha già presentato due proposte di legge per togliere i finanziamenti pubblici agli editori che non pagano dignitosamente il lavoro dei giornalisti. «E martedì prossimo», ha aggiunto Roberto Natale, «saremo ricevuti da Bonaiuti, sottosegretario all’editoria, per discutere un piano straordinario per la tutela del lavoro autonomo». Servono contratti migliori e leggi nuove, che riconoscano un inquadramentoai collaboratori non regolarizzati.

Purtroppo, a quanto pare, siamo ancora lontani dall’ottenere dagli editori un trattamento dignitoso dal punto di vista imprenditoriale, tale da garantire il giusto riconoscimento ai giornalisti che lavorano nell’ombra. E’ necessario che l’Ordine, come più volte ricordato durante l’incontro, continui ad impegnarsi per salvaguardare i loro diritti.

Forse, però, ciò che manca davvero è l’appoggio dei “garantiti”, dei professionisti che operano al sicuro di un contratto di lavoro e delle tutele della categoria: loro sì, avrebbero la forza e la voce per sostenere anche i membri più deboli, non di rado i più preziosi e appassionati.

Lascia un commento

Archiviato in Retroincontri, Uncategorized

IL FESTIVAL, CHE PASSIONE

di Giulia Serenelli

“Storie (stra)ordinarie di sport”. Questo il nome del blog di Simone Pierotti per il terzo anno consecutivo volontario al Festival del Giornalismo di Perugia. Un blog che racchiude due passioni: lo sport e il giornalismo. Con queste due chiavi di lettura Simone cerca di decifrare il mondo e raccontarlo sul suo blog.

In home page l’intervista al giornalista sportivo Alfredo Provenzali che ha partecipato all’incontro “Clamoroso al Cibali”. Il blog di Simone è dedicato allo sport, ma non “quello fatto di gossip-spiega-ma allo sport vero, quello che si riallaccia a tutti gli aspetti dell’informazione dalla politica, alla cultura fino anche alla religione”. “A volte-continua-mi sembra che la politica e lo sport italiano siano molto simili tra di loro; troppe frasi di circostanza e poca concretezza, bisognerebbe applicare il fair play anche nella politica”.

In questi giorni Simone si aggira tra la sala stampa dell’Hotel Brufani e vari incontri del festival. Oramai è un abituè perché per Simone partecipare al Festival significa incontrare di nuovo tutti i volontari con cui negli anni passati ha stretto amicizia. “Quest’anno dormiamo anche tutti insieme in una camerata dell’ostello di Perugia” racconta. Ma vivere quest’esperienza significa anche incontrare i mostri sacri del giornalismo, così come le ultime rivelazioni, perchè nel mondo dell’informazione, che cambia sempre più velocemente, vengono alla ribalta fenomeni sempre nuovi, e il festival è un’ottima occasione per conoscerli.

“L’incontro che mi è piaciuto di più-racconta- è quello dal titolo “Messico, narcotraffico e giornalismo: silenzio o morte?”. Un’occasione per mettere in pratica le doti da reporter d’assalto: un’intervista a Anabel Hernandez, giornalista e scrittrice ospite dell’incontro, “soffiata” ad un giornalista di Repubblica. “Non conosceva lo spagnolo” quasi si giustifica Simone…

1 Commento

Archiviato in Retrostampa