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COOL NEW MEDIA

di Paola Cutini

Alcuni soccombono altri sbocciano, crescono e diventano ‘cool’. Questo succede sul web. Nell’ultimo incontro del festival dedicato alle nuove realtà nel mondo editoriale, Cool New Media, sono stati presentati quattro portali innovativi: WorldCrunch, Net1news, owni.eu, sulia.com. Mentre i grandi gruppi editoriali non hanno ancora trovato modelli di business sostenibili per l’informazione online, alcuni ‘temerari’ sfidano la crisi dell’editoria e propongono sul web qualcosa di nuovo.

Una rassegna stampa in inglese – WorldCrunch è il primo e l’unico sito internet che raccoglie, traduce e pubblica il meglio della stampa internazionale in lingua inglese. Mentre in altri paesi esiste già un modello come questo (ad esempio in Italia c’è il settimanale “Internazionale”) nel mondo anglofono non si era ancora sentita l’esigenza di conoscere il punto di vista della stampa estera perché i grandi gruppi editoriali avevano un corrispondente in ogni parte del mondo. WorldCrunch cerca di rispondere alla domanda d’informazione del pubblico inglese e americano che ha interesse a guardare aldilà del proprio paese dopo che la crisi dell’editoria, con il conseguente taglio di risorse, ha provocato la chiusura di molti uffici di corrispondenza.

Raccogliendo i Tweet – Sulia.com è un portale che ha accesso all’intero database di Twitter e attraverso un algoritmo raccoglie e filtra decine di milioni di tweets pubblicati rendendoli consultabili in base ad argomenti specifici. Sfruttando programmi di intelligenza artificiale e una costante supervisione di personale competente il portale permette la fruizione dei contenuti desiderati privi di contributi irrilevanti, ‘off-topic’ o offensivi. Attualmente Sulia.com ha 100 canali su argomenti diversi, breaking news ed eventi.

Offrire punti di vista differenti – Aiutare gli utenti a orientarsi tra le migliaia di info sul web e per permettere loro di scrivere e pubblicare; questo l’obiettivo di Net1News, portale dedicato a blogger e publisher pensato circa 2 anni fa e che visto la luce a marzo del 2010. Net1News non ha una redazione ma ci sono ottocento persone che pubblicano sul sito quello che vedono e pensano, offrendo in questo modo diversi punti di vista di ogni notizia.

Il data journalism e niente pubblicità – Il fondatore di Owni.eu, dopo le presidenziali francesi del 2008, si è unito ad alcuni blogger nella lotta contro leggi molto restrittive sui contenuti web e sul file sharing. Da questo incontro è nata poi l’idea di creare un sito d’informazione specializzato in data journalism, cioè rendere consultabili e comprensibili le statistiche tramite applicazioni grafiche. Owni.eu ha un modello di business innovativo: tutti i contenuti vengono rilasciati con licenza creative commons 3.0 e niente pubblicità, il che ne consente la libera diffusione purchè ne sia conservata l’attribuzione all’autore.

Il futuro – È difficile capire se questi ‘cool new media’ saranno soltanto delle meteore, per ora cercano di produrre informazioni tenendo in considerazione che i tempi e i mezzi a disposizione dei lettori per fruire le notizie sono cambiati. Intanto i grandi gruppi editoriali hanno iniziato a guardarsi intorno per cercare di reinventarsi e capire quale forma prenderà l’informazione.

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LAURA, LINEA DIRETTA CON BRUXELLES

di Valentina Parasecolo

Laure Englebert è la coordinatrice didattica del master in giornalismo europeo dell’Ihecs, l’istituto belga di alti studi in comunicazione sociale. Giovane, poliglotta, entusiasta in modo sincero del suo compito, è arrivata da Bruxelles per seguire il festival. I motivi che l’hanno portata fin qui sono diversi: aggiornamento, curiosità, relazioni. «Mi interessa capire – commenta – come il giornalismo europeo si inserisce nel contesto internazionale». Per questo segue panel, workshop e incontri dal primo giorno.

Il blog del giornalismo europeo –  Parte del suo viaggio a Perugia è raccontato nel blog curato da studenti del master e giornalisti che lo scorso dicembre lo hanno scelto come luogo di discussione intorno a una loro iniziativa: un libro bianco di proposte legate al giornalismo europeo da presentare il prossimo autunno al Parlamento dell’Ue.

Highlights per raccontare il festival – Raccontare da sola tutte le sessioni non è facile. Per ora Laura ha riportato solo alcuni eventi, non necessariamente dedicati a Unione europea e comunicazione. Ma afferma: «Per i prossimi incontri ho deciso di scrivere degli “highlights”: sottolineerò brevemente delle idee chiave, dei fatti interessanti espressi dai relatori. Oggi, ad esempio, a un incontro su i nuovi media e le rivoluzioni nordafricane un giornalista di Al Jazeera ha parlato di alazeeratalk.net, un progetto che non conoscevo di cui sicuramente parlerò nel blog».

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CARTA CONTRO WEB, IL FUTURO DEL GIORNALISMO

 di Claudia Bruno

“Il quotidiano tradizionale è in crisi perché ha perso il suo ruolo sociale di connessione fra le persone e diffusione di notizie e servizi; una funzione che ormai appartiene a internet”. Così inizia la sua lezione sulle “due informazioni” Giulio Anselmi, presidente dell’Ansa, intervenuto oggi al Teatro Pavone insieme alla giornalista Myrta Merlino. Un’ora di discussione sui problemi del giornalismo in Italia, sul futuro della carta stampata e sulla credibilità che i new media stanno acquisendo nel settore.

Diversi punti di forza – Se il quotidiano tradizionale può contare su autorevolezza e approfondimento, il giornale online ha dalla sua parte velocità e sintesi, valori necessari soprattutto per raggiungere il pubblico più giovane. Citando il magnate della comunicazione Rupert Murdoch, Anselmi ricorda infatti che c’è una nuova generazione di consumatori interessata ad avere notizie in modo diverso, scegliendo quando dove e come reperirle. Qui entra in gioco il web, che offre una facilità di accesso e fruizione delle notizie sconosciuta alla carta stampata. Diverso il discorso per i blog che, escludendo casi eclatanti come l’Huffington Post, restano per lo più contenitori di opinioni e commenti personali.

Citizen Journalism e inchiesta – Anselmi ha parole positive per il citizen journalism, che ha un forte valore civile e rende noti fatti altrimenti relegati a piccole realtà locali. “Quello che conta, in ogni momento storico, non è lo strumento ma la qualità della notizia e di chi la riporta. I giornali tradizionali non hanno più la forza di condurre grandi inchieste, di trovare, scegliere e raccontare storie significative. È indispensabile recuperare valori importanti come l’obiettività – oggi messa da parte in nome di un giornalismo più schierato – per offrire ai lettori la migliore versione possibile della realtà”.

Una stagione di passaggio – Nel campo dell’informazione, secondo il presidente dell’Ansa, al momento convivono il peggio del vecchio e del nuovo, come avviene in tutti i periodi di transizione: internet non riesce a superare una certa approssimazione, mentre la carta stampata perde qualità. Ma il futuro lascia un margine di ottimismo, a patto che si ritrovino qualità, approfondimento e passione per questo lavoro.

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DA LONDRA A PERUGIA: IL FESTIVAL RACCONTATO DA CHARLIE BECKETT

di Chiara Garzilli

Un blog ricco, aggiornato costantemente, con un focus sui temi del giornalismo internazionale, dei nuovi media e delle tendenze sociali. Il tutto analizzato e commentato dall’acume di un giornalista d’esperienza come Charlie Beckett, direttore di Polis, rivista nata da un’iniziativa congiunta della prestigiosa London School of Economics e del London College of Communication. Beckett che è stato tra i tanti ospiti di questa quinta edizione del Festival internazionale del Giornalismo di Perugia, e ha moderato diversi incontri. Comunicazione internazionale, rapporti tra potere e giornalismo, i temi di cui ha discusso Beckett di fronte a platee gremite di ascoltatori.

Una finestra sul mondo – Vent’anni di esperienza tra stampa, radio e televisione, il giornalista inglese ha lavorato a lungo per la BBC e il Channel 4 della ITN News. Ha studiato i cambiamenti in atto nel giornalismo moderno, caratterizzato dalla crescente importanza del web e della partecipazione popolare con il citizen journalism. Un tema a cui Beckett ha dedicato un libro nel 2008: “SuperMedia: salvare il giornalismo per salvare il mondo”. Tanti altri sono gli argomenti delle sue numerose pubblicazioni: dal giornalismo etico a quello finanziario, dalla politica americana a quella africana. Il blog di Beckett ( http://www.charliebeckett.org/) è uno specchio di tutti i suoi interessi: giorno per giorno l’autore analizza i fatti di politica interna ma anche internazionale, presenta le tendenze tecnologiche e mediatiche, scrive di scienza, religione e cultura. Ampio spazio è riservato anche all’interattività degli utenti, che lasciano le loro opinioni sugli spunti di riflessione offerti dall’autore, così come alla multimedialità, con video del canale Polis, caricati su Youtube

Lo sguardo sul festival – In questi giorni il blog è stato aggiornato in tempi reali sugli eventi del Festival a cui ha partecipato il suo fondatore. Il keynote speech al Teatro Pavone di giovedì scorso, nel quale il direttore del BBC World Service, Peter Horrocks ha sollevato il problema di un giornalismo veramente globalizzato, l’incontro dedicato al ruolo del corrispondente all’estero nell’era dei social media e quello sul rapporto tra democrazia e giornalismo moderno, che si sono svolti all’hotel Brufani. Tutti temi di cui Beckett è un esperto, e che non ha mancato di documentare sul suo blog.

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ALISA, UNO SGUARDO SUL FESTIVAL DALL’AZERBAIJAN

di Claudia Bruno e Annalisa Fantilli

Alisa Bala viene dall’Azerbaijan. La sua passione per il giornalismo l’ha portata qui a Perugia, dopo aver scovato il programma del festival su internet: un lungo viaggio dalla sua città Baku al capoluogo umbro, facendo tappa a Istanbul e Roma. Giovanissima, 22 anni, nel suo Paese scrive per due giornali e cura un blog in tre lingue: azero (la sua lingua madre), inglese e russo. Scriverà anche del festival, che sta seguendo con passione ed entusiasmo, felice di potersi confrontare con colleghi da tutto il mondo.

Una vetrina internazionale – Il festival l’ha subito attratta per l’opportunità di incontrare personalità di spicco del giornalismo internazionale, fra cui Peter Horrocks, direttore di BBC Global News. Fra gli eventi che Alisa ha seguito con più interesse, quello dedicato al Messico dilaniato dal narcotraffico e quello sulle intimidazioni e le violenze che i giornalisti russi subiscono quotidianamente per portare a termine inchieste su corruzione e abusi nel loro Paese. All’incontro, organizzato dall’Associazione giornalisti scuola di Perugia, Alisa ha avuto anche modo di incontrare Oleg Kashin, reporter russo ridotto in fin di vita un anno fa mentre si occupava di un’inchiesta scomoda.

Pensando all’Azerbaijan – Vedere come lavorano giornalisti di nazioni diverse, permette ad Alisa di allargare lo sguardo oltre i confini del proprio Paese in cui – come ci racconta – la libertà di stampa è molto limitata e deve fare i conti con la censura governativa. Nel suo blog, in piccolo, tratta temi importanti di politica interna, sfruttando gli spazi di libertà disponibili. In primo piano anche le problematiche del giornalismo nell’era 2.0, fra mezzi tradizionali e l’invasione dei new media. Per questo, qui a Perugia, non perde un incontro sul futuro dell’informazione e sulla sua evoluzione alle prese con nuovi strumenti e rinnovate sfide.

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AL JAZEERA TALK, MOLTO PIÙ DI UN BLOG

di Annalisa Fantilli

Quando sono iniziate le rivolte in Egitto a molti corrispondenti è stato vietato l’accesso. Al Jazeera è riuscita a coprire gli scontri più che attraverso i propri inviati televisivi grazie ai blogger che lavorano per Al Jazeera talk, il blog di Al Jazeera con cui collabora anche Laith Mushtaq, oggi  ospite del festival. La sua esperienza è richiesta per parlare degli scontri religiosi e dei rischi di propaganda politica a cui spesso il giornalismo cede. Pericoli ideologici e fisici degli inviati. Insomma essere faziosi ma anche rischiare la pelle.
Raccontare le guerre – Il blog di Al Jazeera è ben organizzato. 144 corrispondenti in tutto il mondo. La sede è a Doha, in Qatar, in cui si svolgono anche i corsi di aggiornamento per i blogger. Il cui compito spesso è facilitato dal fatto che essendo semplici cittadini possono riportare le notizie sfuggendo a censure e restrizioni. Le autorità infatti non possono chiedergli permessi. Anche se lavorare nelle aree di crisi naturalmente è sempre un rischio.
Rischi innegabili – Al Jazeera talk, ci tiene a dire Mustaq non è un mezzo ma «un’idea». Riprendere le manifestazioni e gli scontri genera però due problemi. Da una parte documentando le manifestazioni si alimenta l’interventismo governativo, dall’altra quando le telecamere si spengono, la morte diventa buia e silenziosa. Senza riuscire a capire le vittime e le conseguenze reali delle repressioni governative.
Parlarsi – Le comunicazioni tra i membri di Al Jazeera Talk si svolgono sempre di più nel web. Facebook, skype e twitter. I loro modi di comunicare viaggiano in rete, più sicura dei telefoni. Anche i commenti degli spettatori e dei lettori si esprimono sui social network. Questo è un modo rapido e immediato per capire dalla gente quando un fatto, ancora sul nascere, ha un potenziale rivoluzionario. Come è accaduto in Egitto, per esempio.
È essenziale per un mezzo di informazione rendersi conto prima degli altri del peso sociologico e mediatico di un evento.

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ROSIBETTI, IL RACCONTO PARLA BLOG

di Micol Pieretti

Perché un blog e non un diario? Sono figlia del secondo millennio!». Non ha dubbi Rosibetti Rubino, 21 anni, studentessa, blogger e scrittrice di racconti brevi che pubblica regolarmente nella rivista ArtuindenFair. Ovviamente online. Di origini lucane, ma da «sempre divisa tra Puglia e Basilicata», come racconta nel suo blog, è all’IJF per il terzo anno, e all’appuntamento perugino con la comunicazione nell’era 2.0 non rinuncerebbe per nulla al mondo.

Vita da (multi)mediana. Oltre a scrivere racconti, Rosibetti tiene una rubrica per il mensile cartaceo pugliese Livù e collabora con Radiophonica, portale perugino con giornale online, web tv e web radio. Per i microfoni di Radiophonica conduce la trasmissione Macrowave, sulla musica italiana e non solo. Il blog però Rosi non lo mette mai da parte: è «un contenitore di tutto quello che riesco a scrivere», dice, ma è ben lontano dall’essere un diario di bordo: «la mia è sempre una scrittura filtrata – spiega -. I riferimento diretti al mio vissuto, quando ci sono, sono praticamente invisibili».

Raccontare l’IJF. Rosibetti non ha dubbi: «Quello che mi piace del Festival è la concentrazione: centinaia di persone e tantissimi eventi convergono negli stessi giorni in una manciata di metri». Dell’IJF 2011 ha già partecipato all’incontro Energie rinnovabili: diamo i numeri?, sulle relazioni (e i giochi di forza) tra il sistema energetico italiano e i media. Un incontro che, come racconta, le ha aperto gli occhi su una realtà poco conosciuta: «Ho scoperto che molte aziende che producono energia sponsorizzano alcune testate. Inevitabile che i giornalisti subiscano pressioni e una qualche forma di censura, ed è incredibile che non se ne parli». Del Festival, però, farà un bilancio a giochi fatti: per ora, più che online, preferisce goderselo live.

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