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Facebook è un diritto ma anche un rischio. La democrazia elettronica vista da Rodotà

Orwell ad Atene, il grande paradosso di oggi. L’occhio impietoso del Grande Fratello che ci osserva all’interno di uno spazio pubblico e condiviso. Democrazia e tecnologia possono convivere? Una domanda che si pone Stefano Rodotà, costituzionalista e docente all’università La Sapienza di Roma. Affiancato dal presidente della Fondazione Ahref, Luca De Biase, al Teatro Pavone, il professore affronta il tema dell’intreccio tra partecipazione, media e  potere nell’era della conoscenza. Continua a leggere

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UN FESTIVAL TUTTO DA COMMENTARE SU LIVEBLOGGING E FACEBOOK

di Laura Cervellione

Continuano gli aggiornamenti costanti sul Festival del giornalismo di Perugia che affollano i post di Facebook. Ecco un sito web che segue il Festival sfruttando al massimo le potenzialità dei social network. È The Week, che si autodefinisce “il settimanale degli italiani nati dopo il 1970”. Una provocazione, un messaggio lanciato a un’informazione troppo spesso gerontocratica nelle sue scelte editoriali. Protagonisti assoluti di questa piattaforma web sono invece i giovani e tutto ciò che a loro può interessare. Giovani sono i media scelti per raggiungere i lettori. Insegna McLuhan che il formato è il messaggio, per cui all’informazione oggi si partecipa con chat, commenti su Facebook e liveblogging. E giovani sono anche i fondatori di The Week, un’idea di nove amici uniti dalla passione per il giornalismo, il poker e la pastasciutta. A capitanarli è il giornalista  e opinionista Mario Adinolfi. Durante il Festival gli autori di The Week stanno facendo un liveblogging  dei maggiori eventi del Festival.

Un post su Facebook avvisa che è in corso una chat dedicata a un incontro o a un workshop del Festival. Agli “internettomani” curiosi non resta che cliccare e scegliere un nickname per unirsi alla maratona del commento minuto per minuto degli eventi promossi dalla kermesse dei reporter.
Tra gli incontri bloggati in diretta fin qui il “giornalismo lento” raccontato da Lucia Annunziata, Gianni Riotta sui faccia a faccia televisivi tra leader, il monologo di Carlo De Benedetti che parla di giornalismo nell’era del web o i contributi di personaggi come il direttore della BBC Peter Horrocks o ancora Marco Travaglio ed Ezio Mauro.

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QUELL’ARIA DA WEEK END E GLI ULTIMI ARRIVI

di Riccardo Milletti

Flash dalla terza serata del Festival: la press room dell’hotel Brufani e tutto l’ambiente si animano. Si respira l’aria tipica di inizio week end, decine di giornalisti popolano le sale del punto di ritrovo per tutti i partecipanti agli eventi e le strade del centro di Perugia, nonostante il freddo, si riempiono di gente. Chi lavora in press room, per avere un quadro completo della situazione, si aggiorna sul profilo Facebook del Festival e incrocia le foto e i post dell’organizzazione con le impressioni e gli umori raccolti all’interno del Brufani.

Alle 18.30 arriva Vauro Senesi, il vignettista de Il Manifesto e di Annozero, subito braccato dai volontari del Festival ansiosi di godersi, in diretta, qualcuna delle sue battute dalle quali nascono le vignette che l’hanno reso famoso. Ma Vauro scappa veloce verso la saletta adiacente la hall del Brufani. Ad aspettarlo c’è la diretta de La zanzara, il programma di Radio 24 condotto da Giuseppe Cruciani, oggi andato in onda dal cuore pulsante del Festival del giornalismo. Cruciani e il suo inseparabile opinionista David Parenzo, però, non permettono ai tanti curiosi di assistere dall’interno della saletta alla diretta del programma. Subito si crea un capannello di curiosi che sbircia dalla saletta adiacente.

Nel frattempo al Teatro Pavone tutto è pronto per l’evento-spettacolo con Vasco Brondi, il giovane cantautore emergente che, con il nome Le Luci della Centrale Elettrica, si sta affermando con forza nel panorama musicale italiano. Tanti giovani in fila per assistere all’incontro/intervista organizzato da XL, il mensile de La Repubblica.

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IL “SOCIAL FESTIVAL” CONTINUA…

di Claudia Bruno

Terzo giorno della kermesse perugina sul giornalismo internazionale: eventi e ospiti si alternano senza sosta. Dalla sala stampa, sovraffollata e rumorosa, continuano a diffondersi articoli, video e interventi audio che riportano i momenti più significativi della manifestazione. Si fa sentire l’influenza dei new media, con blog, social network e siti web continuamente aggiornati.

Facebook e Twitter in prima linea – Su tutti domina la creatura di Marc Zuckerberg, Facebook, con la pagina ufficiale dedicata al festival e con profili personali di giornalisti e volontari. Anche Twitter fa la sua parte, con brevi flash sui principali eventi della giornata. Oggi domina la notizia dell’uccisione a Gaza del blogger Vittorio Arrigoni da parte di un gruppo estremista vicino ad Al Quaeda. Tanti al festival sono gli incontri con reporter di guerra, un’occasione per riflettere sui rischi cui si espongono i giornalisti in zone di conflitto.  Immagini e video del festival non mancano sui canali Flickr e YouTube, con dettagli, volti e interventi dei protagonisti. Una pagina dedicata alla kermesse si può trovare anche su Friendfeed.

Strumenti preziosi per il giornalismo – Velocità e ricchezza di immagini sono le carte vincenti dei new media, tema di dibattito in molti incontri durante il festival per il ruolo che stanno assumendo nel giornalismo accanto ai mezzi di informazione tradizionali. Soprattutto per i più giovani, infatti, sono uno strumento insostituibile per mantenere contatti, intercettare notizie e diffonderle in modo diretto e immediato. Inoltre, offrono un luogo privilegiato e informale di discussione, per scambiarsi commenti e impressioni su notizie, eventi e fatti di attualità.

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THE NEWS FRONTIER

di Ilaria Raffaele

«Un incredibile potenziale, una forza che può davvero cambiare il mondo».  Al Festival del Giornalismo di Perugia oggi si è parlato della “nuova frontiera dell’informazione: coinvolgere la community” in un incontro che si è tenuto stamattina nella Sala Raffaello dell’Hotel Brufani. «Alla gente piace essere coinvolta, aiutarci a far crescere la community». A parlare è Paola Bonomo, responsabile dei Servizi Online di Vodafone, intervenuta nel dibattito insieme a Peter Gomez del Fatto Quotidiano, Justin Peters della Columbia Journalism Review online e Ed Walker di Media Wales.

Un aiuto ai giornalisti – Teorizzare che siano i cittadini a diventare loro stessi giornalisti non significa metterlo in pratica. E, come si suol dire, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Il miracolo del “giornalismo partecipato” ha dei punti critici non ancora risolti. Come ad esempio l’attendibilità delle notizie che giungono dagli utenti. «Io ho calcolato che abbiamo il 7-8% di notizie che vengono da internet – dice Peter Gomez – però bisogna verificarle e approfondire quello che la rete offre. Al Fatto circa il 70% delle notizie che ci arrivano dai cittadini sono veritiere. Noi infatti spieghiamo ai lettori che non accettiamo notizie avute per sentito dire, ma derivanti da esperienze vissute direttamente».

Il cosa e il come – All’incontro si è parlato di contenuti ma anche delle piattaforme che meglio li potrebbero accogliere. Il dilemma è sempre quello: Facebook o non Facebook? E sulla questione si fa largo la spaccatura fra l’Italia e il resto del mondo occidentale. Gli ospiti internazionali concordano che, per dirla con le parole di Justin Peters, «il punto non è quale piattaforma usiamo, ma cosa gli utenti ci pubblicano e qual è la qualità del loro lavoro». L’Italia, invece, su questo campo è indietro, come spiega Gomez: «La situazione italiana è paradossale: abbiamo un basso numero di connessioni ma un numero di iscritti a Facebook elevato. Però molte persone non hanno capito l’importanza dei social network, e ne fanno un uso scemo». In un mondo in cui la stampa fatica a rinnovarsi e internet preme con tutte le sue forze per avere la meglio è facile immaginare chi avrà il sopravvento. Ma se è vero che tutti possono esprimere opinioni, è altrettanto vero che non è da tutti raccontare fatti.

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FACEBOOK IMPAZZISCE PER TELESE

di Elena Baiocco

Al via la seconda giornata del Festival internazionale del giornalismo a Perugia.
Su Facebook  spopola il video di Luca Telese, esibitosi in un monologo al teatro Pavone il 13 aprile sera, dedicato alla buona e alla cattiva informazione. Voli pindarici, da Amerigo Vespucci, che diede il nome all’America perché fu il primo a raccontarla nei costumi sessuali degli indigeni e nelle loro abitudini alimentari, fino alla recente vicenda di Termini Imerese  e Mirafiori, passando per la nascita delle agenzie di stampa definite “agenzie di corruzione” delle notizie. Uno show animato, comunque, da un unico filo conduttore: il verosimile, nei mass media, vince sempre sul reale. Insomma, la spettacolarità la fa da padrona.
Numerosi gli apprezzamenti sull’incontro  “Donne, media e potere” che ha visto il direttore dell’Unità Concita De Gregorio e il segretario nazionale della CGIL Susanna Camusso discutere sul ruolo femminile in un paese in ritardo qual è l’Italia.
Molti i post che invitano a partecipare agli eventi della giornata. Primo fra tutti il panel discussion su come giornalisti possono coinvolgere la community e i lettori sul  proprio sito internet, anche per ricevere consigli utili e migliorare il metodo di lavoro. Tra i relatori, il più atteso risulta certamente Peter Gomez. E poi un workshop dedicato alla copertura delle battaglie curato dal giornalista di Al-Jazeera Laith Mushtaq.
Ma tra i “mi piace” e i “bello, c’ero anch’io”, i ragazzi non dimenticano l’attualità e dalla pagina ufficiale del festival riecheggia la protesta per l’approvazione del processo breve da parte della Camera dei deputati.

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IL FESTIVAL SOCIAL (NETWORK)

di Ilaria Esposito, Giorgio Matteoli, Riccardo Milletti

L’apertura del festival, con il monologo di Roberto Saviano al teatro Pavone, ha avuto una coda polemica su Facebook. Il teatro ha potuto accogliere solo una piccola parte delle tante persone che, sin dal tardo pomeriggio, si erano messe in fila di fronte all’ingresso; e in molti si sono arrabbiati per essere rimasti fuori. «Apprezzo moltissimo il lavoro che fate per questo festival – scrive Roberta sulla pagina del Festival – immagino gli sforzi che ci siano nell’organizzazione ma sono cinque anni che la gente si trova ripetutamente porte sbattute in viso dopo ore e ore di fila non controllate da nessuno».

Facebook – Il dibattito si è acceso quando sul profilo Facebook dell’organizzazione è comparsa una foto, scattata alle 18 di ieri, di persone in fila con il commento: «loro sicuramente riusciranno ad entrare». In realtà non è stato così e le repliche non hanno tardato a comparire sotto forma di commenti polemici alla foto. «Siete stati smentiti – scrive Damiano – io sono nella foto ma sono stato rimbalzato all’ingresso». Stessi commenti anche sul profilo di YouReporter.it, aggiornato continuamente con post dal Festival.

Prenotare o no: questo è il problema – E sempre su Facebook si è discusso dell’opportunità di introdurre dei sistemi di prenotazione per assistere agli appuntamenti più frequentati. L’organizzazione ha risposto alle lamentele ricordando che una caratteristica fondamentale del Festival sin dalla sua nascita è la possibilità di partecipare gratis. E anche quando in passato si è tentata la via della prenotazione la gestione dei grandi numeri non è stata di gran lunga migliore.

Twitter – Al di là dei grandi eventi e degli incontri più attesi, per seguire il festival attimo per attimo senza spostarsi dalla poltrona di casa il modo più semplice è dare un’occhiata ai tweet comparsi in queste ore. Dalle foto postate dai volontari si può avere un’idea della sala stampa da cui vi scriviamo. Radiophonica.com, il media dell’Università di Perugia, anche attraverso Twitter diffonde filmati e servizi radio dal Festival.

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