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Il giornalismo investigativo ha un futuro 2.0?

Prima dell’incontro “Giornalismo investigativo e crowdsourcing” abbiamo intervistato Federica Cocco, giornalista e fotografa freelance. Ha lavorato fino al 2011 come direttore di owni.eu. Ha collaborato per Amnesty International, per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e per il Centro per il Giornalismo Investigativo.

Antonio Zagarese / Riccardo Cavaliere

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La terza giornata del Festival

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La terza giornata del Festival, un set su Flickr.

Alcuni momenti dei panel che abbiamo seguito oggi. Luca Sofri intervistato dalla web-tv del Festival, La Zanzara in onda dall’hotel Brufani e la coda fuori dal Teatro Pavone per Beppe Severgnini

Riccardo Milletti

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Ai posti di partenza. Che il Festival abbia inizio

Che confusione! Sarà perché è iniziato il Festival. L’Hotel Brufani, sede operativa della kermesse, è affollata da giovani giornalisti. Appassionati, carichi e vogliosi di mettersi alla prova. Tutti in attesa dei fenomeni di quest’edizione. I nomi li dà Repubblica: «Paul Lewis del Guardian, Ibrahim Hamdan di Al Jazeera, Andy Carvin della National Public Radio, Burt Herman, co-fondatore di Storify, tutta gente che, più o meno correttamente, ha saputo interagire con i cinguettii di twitter e che dal 25 al 29 aprile sarà nelle terre care a San Francesco per spiegare come si fa».

I protagonisti – I numeri dell’edizione di quest’anno li dà Il Messaggero: «Quattrocentocinquanta speaker, oltre 200 appuntamenti a ingresso libero e 162 volontari, italiani e stranieri selezionati da 27 Paesi del mondo per raccontare l’evento e confrontarsi direttamente con alcuni dei nomi più rappresentativi del giornalismo nazionale e mondiale». Saranno loro l’anima di questo Festival.

Oggi in programma – Tuttooggi.info segnala gli eventi da non perdere: «Alle 15 all’Hotel Brufani l’incontro con i “giornalisti in esilio”, in cui il viceministro di Grazia a Giustizia Claudio Martelli coordinerà un dibattito tra giornalisti che vivono come rifugiati politici, “rei” di aver difeso il diritto all’informazione in contesti dove la libertà di stampa non è scontata». Da seguire anche “Viaggio in 50 anni di storia del giornalismo italiano” col giornalista Gianni Minà.

Sarannò cinque giornate fitte di eventi assolutamente imperdibili. Non mancheranno nemmeno i grandi nomi del giornalismo italiano: da Bruno Vespa a Enrico Mentana, passando per Ezio Mauro e Beppe Severgnini.

Gianluca Ruggirello

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Sarà un Festival che se la canta e se la “twitta”

Si comincia. Perugia 2012 celebra il Festival della notizia all’insegna dei mini-reportage dal cellulare. Un delirio di giornalisti che parlano di giornalisti, scatenandosi sui social media. Twitter anzitutto. Cominciato solo da poche ore, già s’affollano i cinguettii. Che ringraziano la mente degli eventi, Arianna Ciccone. E uno dei padri nobili della professione, Indro Montanelli: «Il pubblico è uno strano animale. Sembra uno che capisce poco, ma si ricorda, se vi giocate la sua fiducia siete perduti». E l’hashtag ufficiale del Festival di giornalismo, #ijf2012, e la sua location, #Perugia, hanno già scalato i trending topics.

I twittanti mandano subito i nodi al pettine. Quello del precariato è l’assillo principale, tema dell’incontro di stamane “Meeting dei giornalisti precari”, coordinato dalla freelance Francesca Ferrara. Il 70% della “manodopera giornalistica” in Veneto è fuori dalle redazioni, è il dato di Nicola Chiarini twittato e ritwittato. Il blog Pandemia twitta: «Presto il giornale sarà dato omaggio con la bottiglia d’acqua». E il cronista precario Massimo Romano incita a riprendere la discussione sulla “Carta di Firenze”, documento a tutela delle associazioni dei giornalisti freelance e precari. L’utente Twitter del reality L’Isola dei cassintegrati riporta l’annuncio dal meeting che a Napoli sarà aperta una redazione composta da giornalisti precari in una sede confiscata alla camorra.

Ma c’è un altro elemento precario, il wi-fi, si sfoga su Twitter l’esercito di giornalisti e volontari della sala stampa dell’hotel Brufani, quartiere generale del Festival. Con la rete che va e viene, in effetti, inondare il web di notizie è dura. Considerato che anche i relatori sono tutti contemporaneamente impegnati a cinguettare i loro speech ai loro “followers”, con ogni probabilità quest’anno sarà un Festival che se la canta e se la twitta.

Laura Cervellione

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Guy Degen: il giornalismo via cellulare e sul blog

È australiano, vive in Germania  e di mestiere fa il giornalista freelance . E soprattutto viaggia spesso alla ricerca di storie: le racconta attraverso audio, foto e video prodotti con uno smartphone. Al Festival del Giornalismo di Perugia 2012 è intervenuto oggi nello workshop “L’uso del cellulare nel reportage“. Ormai, per lavorare nel mondo della comunicazione, non è necessario solo conoscere gli strumenti tecnologici ad alta definizione ed usarli al meglio; bisogna anche essere pronti a registrare immagini e voci in ogni momento per poi condividerle sulla rete. Questo oggi è possibile attraverso strumenti tecnologici sempre più piccoli, sempre più pratici e ovviamente sempre collegati.

Smartphone e giornalismo – Non è da oggi che Guy Degen usa il cellulare per il suo lavoro. Già nel 2009  aveva parlato di come si può raccontare le notizie utilizzando i telefonini di nuova generazione ponendo l’accento su quanto sia importante, in determinate situazioni di guerra o di emergenza, essere agili e senza grandi bagagli. Un cellulare del genere è multifunzionale e Guy Degen lo ha utilizzato le prime volte in Tanzania, Nigeria e a Tiblisi in Georgia. Fondamentale è anche collegarsi costantemente ai social media, Twitter e Facebook prima di tutto, per far conoscere i propri prodotti, le proprie storie e allo stesso tempo entrare in contatto con persone interessate all’argomento.

Sito internet e blogs – Il giornalista freelance australiano ha un proprio sito guydegen.com nel quale raccoglie i suoi progetti: alcuni dei documentari li ha girati in Sud Sudan e in Iraq,  caricati accanto ai contributi per la radio.  Su Frontline Club, uno spazio dedicato al giornalismo indipendente,  ha una propria area in cui scrive commenti sui posti che visita e su quel che succede in Germania. Si occupa poi del blog di Duetsche Welle Akademie (centro di Deutsche Welle, compagnia tedesca di informazione e telecomunicazione, dedicato allo sviluppo dei media nel mondo) che si concentra sulla situazione nel continente africano ed infine ha un proprio blog, Notes from the field. Guy Degen infine è un giornalista che vuole raccontare dal campo e non da una scrivania le sue notizie dal mondo.

Elisabetta Terigi

 

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PIERPAOLO E I SUOI BLOG A TEMPO

di Annalisa Fantilli

Un blog per caso – Pierpaolo Filomeno ha un blog senza ambizioni, questo è il sottotitolo del suo diario sul festival. Sembra strana l’idea di raccontare non avendo uno scopo o un programma ma la filosofia di Pierpaolo è quella di scrivere partendo solo dal particolare. «Nel mio blog non ho parlato di Saviano perchè era lui. Ho visto sopra il tavolo su cui si appoggiava una pila di libri e mi sono lasciato ispirare». Così Pierpaolo spiega il suo modo di lavorare: coglie un dettaglio, un’atmosfera o un’angolazione e poi esprime il suo punto di vista. Il più possibile collaterale.

Usa e getta  – Il suo blog nasce  e muore per l’esperienza del festival. Come l’anno scorso del resto. Gli piace seguire un evento e raccontarlo nel dettaglio, seguendo i suoi interessi ma anche quello che gli capita per caso. «Per il festival del giornalismo francese ho fatto la stessa cosa – racconta –  ho creato un blog per seguire gli eventi per poi abbandonarlo a giochi finiti». Pierpaolo infatti ora  vive a Parigi, dove partecipa al progetto erasmus organizzato dalla facoltà di lingue straniere dell’università di Perugia, in cui è iscritto.

Perchè seguirlo – Nonostante abbia solo 20 anni, nel web ha già qualche esperienza alle spalle. Come la rubrica Dalle metrò, in cui ha raccontato suoni, profumi e rumori metropolitani. Insomma il suo blog è un modo per vedere attraverso la lente d’ingrandimento piccoli dettagli del festival di quest’anno.

 

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