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Intervista a Giovanni Tizian

L’autore del libro “La linea Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” parla davanti alle nostre telecamere di come ha lavorato alla sua inchiesta sulle mafie al Nord. Oggi vive sotto scorta, ma ha deciso di non arrendersi.

Paola Cutini, Elisabetta Terigi

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LE NUOVE STRADE DEL REPORTAGE

di Claudia Bruno


Racconta storie, cerca dettagli, riprende in profondità i temi di cui tratta. È il reportage, forma giornalistica illustre, caduta in disgrazia negli ultimi anni a causa di costi e tempi di realizzazione eccessivi, che redazioni in crisi non possono permettersi. Ne hanno parlato ieri Fabrizio Gatti dell’Espresso e Federico Fubini del Corriere della Sera, intervenuti al Centro Servizi Alessi insieme alla giornalista della tv tedesca ZDF, Maren Beuscher e al cameraman di Al Jazeera, Laith Mushtaq.

La fusione con l’inchiesta – Gatti, autore di servizi sugli immigrati nei centri di permanenza temporanea e nei campi agricoli del Sud Italia, racconta che il reportage può sopravvivere oggi se incorpora i contenuti dell’inchiesta. Se, accanto a un’approfondita osservazione, acquista un valore di denuncia su fatti d’attualità o di interesse pubblico e civile. Fubini ricorda l’importanza del reportage come finestra sul mondo: “I giornali italiani non hanno un respiro internazionale, si occupano poco del resto del mondo, quasi spaventati dalla progressiva irrilevanza dell’Italia fuori dai confini nazionali. Ma non comprendere quello che succede all’estero, vuol dire condannarsi a diventare sempre più piccoli e isolati”.

Mezzi e linguaggi diversi – Per un buon reportage, se si lavora per la tv, è fondamentale il ruolo delle immagini. Gli ospiti raccontano piccoli e divertenti episodi di ordinaria incomprensione fra giornalisti e cameramen, che lavorano fianco a fianco perché le immagini riprese rispecchino il più possibile la realtà e la storia che si vuole raccontare. Diverso il discorso per settimanali e quotidiani, che devono affidarsi solo alle parole, ma permettono servizi più arditi, incursioni in ambienti e luoghi cui sarebbe difficile accedere con macchine fotografiche e telecamere.

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Fabrizio Gatti: lavorare sotto copertura

di Eleonora Mastromarino

Fabrizio Gatti, giornalista de L’Espresso, ci ha raccontato come ci si prepara per affrontare un reportage sotto copertura.

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TELESE DIETRO LE QUINTE

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GERARDO ADINOLFI AL FESTIVAL: DA VOLONTARIO A OSPITE

 

di Annalisa Fantilli e Riccardo Milletti

Gerardo Adinolfi è una firma emergente del giornalismo italiano d’inchiesta. Ha soli 24 anni e la sua passione per l’informazione è nata parallelamente all’impegno antimafia dimostrato fin dagli anni dell’università. Oggi è un praticante alla Scuola di giornalismo di Bologna e ha già pubblicato il libro “Dentro l’inchiesta”. Un viaggio tra teoria e pratica nel mondo del giornalismo investigativo dal dopoguerra a Report.

Il viaggio continua  – Gerardo gestisce un blog di approfondimento sui temi trattati nel suo libro. «Grazie al mio blog – dice – posso aggiornare i contenuti di Dentro l’inchiesta e proseguire il percorso avviato con la stesura del libro». Nella press room del Festival Gerardo ci parla degli strumenti attraverso i quali i giornalisti possono fare delle vere inchieste senza servirsi delle fonti ufficiali. L’associazione di giornalismo investigativo, ad esempio, utilizza il Computer Assisted Reporting (Car) che permette di elaborare statistiche e incrociare dati senza passare dai canali generalmente obbligati. «Negli Stati Uniti – dice – le inchieste spesso sono finanziate dai cittadini, come si può vedere nel sito spot.us, attraverso il quale i cittadini finanziano inchieste di interesse pubblico». Anche in Italia esiste un sito omonimo che però fatica molto a decollare, anzi la pagina delle inchieste finanziate è desolatamente bianca. «In Italia – conclude Gerardo – non c’è etica pubblica».

L’impegno al Festival – Ma Gerardo non demorde. Mentre negli anni passati ha partecipato al Festival da volontario oggi, al centro servizi Alessi, alle ore 18, interverrà da ospite all’incontro “Giovani reporter crescono” assieme al freelance Vincenzo Sassu e al conduttore di Terra! Sandro Provvisionato. Intanto, da dietro le quinte, sta aggiornando il suo blog raccontando il festival “ufficiale e ufficioso”.

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