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Intervista a Giovanni Tizian

L’autore del libro “La linea Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” parla davanti alle nostre telecamere di come ha lavorato alla sua inchiesta sulle mafie al Nord. Oggi vive sotto scorta, ma ha deciso di non arrendersi.

Paola Cutini, Elisabetta Terigi

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Quanto del nostro Pil è Prodotto Interno Mafia

I modi per far soldi cambiano. E le mafie s’attrezzano. Hanno avuto fiuto per il business del Texas Holdem Online, delle sale giochi, della “Darknet”, dell’eolico. Si muovono con sicumera in contesti globali e locali. Molto più rapidamente e scaltramente della nostra economia legale. Secondo una stima di Confesercenti, la criminalità organizzata fattura 140 miliardi all’anno, il quindici per cento del Pil. Un’attività che non conosce crisi né concorrenza. Se c’è, viene liquidata manu militari. Dal fondo dello stivale, i sistemi di pensiero mafiosi di cui parlava Sciascia sono traghettati al Nord, che s’abitua in fretta a o’sistema. Aggirare le regole, cercare la scorciatoia, innalzare piramidi extra legem che scavalcano i confini nazionali. Duisburg non è un caso isolato. Continua a leggere

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I soldi criminali

Le mafie sono ormai organizzazioni presenti al Nord come al Sud e oltre le Alpi. Usano le nuove tecnologie e hanno saputo ben sfruttare le potenzialità della globalizzazione a proprio favore. Se ne è parlato a “Prodotto Interno Mafia”, incontro promosso dall’Associazione Giornalisti della Scuola di Perugia.  Sono intervenuti Giovanni Tizian, Serena DannaMario Fiorenza e Flaviano Masella oltre  Federico Varese docente dell’Università di Oxoford. Abbiamo raccolto le voci di chi ha deciso di parlarne attraverso la professione giornalistica.

Paola Cutini Elisabetta Terigi

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L’emergenza sommersa

Mafia in Umbria: ha senso parlarne? Come e quanto è all’ordine del giorno dei media locali? Ai nostri microfoni l’opinione di Dante Ciliani, presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria. Ilaria Raffaele

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PEPPINO IMPASTATO, UNA STORIA CHE VALICA I CONFINI NAZIONALI

Di Elena Baiocco

Ricordare a coloro che già sanno e far conoscere a quanti ancora ignorano. La vicenda di Peppino Impastato, giornalista e attivista antimafia ucciso da cosa nostra il 9 maggio 1978, è stata oggetto  di un convegno presso l’hotel Brufani. Al termine si è svolta la cerimonia di premiazione del concorso dedicato alla figura di Impastato, cui hanno partecipato giovani e aspiranti giornalisti non solo nostrani. Membri della commissione giudicante Giovanni Impastato, fratello di Peppino, Francesco La Licata, giornalista della Stampa e Marco Rizzo, fumettista. Era presente anche Rodolfo Ortolani, responsabile comunicazioni per l’UniCredit, che insieme a all’associazione Ilaria Alpi sostiene questo premio da cinque anni.

Chi era mio fratello –
 Un  passionario della libertà d’espressione, questo risulta essere Peppino Impastato dalle parole commosse del Fratello Giovanni che ne ripercorre le vicissitudini.  Comincia la sua lotta al crimine organizzato già negli anni Sessanta, quando ancora il nome “mafia” non si usava neppure pronunciare.  Fonda un piccolo  giornale che presto si attira le ire dei boss con articoli di fuoco come “La mafia è una montagna di merda”, immediatamente censurato. Peppino organizza manifestazioni pacifiste e mostre fotografiche per mostrare lo scempio del territorio siciliano che ben conosce e ama. La sua attività professionale si conclude con l’esperienza di RadioAut, mandando in onda notiziari di denuncia e ironia dissacrante nei confronti del boss Gaetano Badalamenti. Dopo ripetute minacce, Peppino viene picchiato, legato a del tritolo dai suoi scagnozzi e abbandonato sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani.  Per anni la malavita e le istituzioni deviate hanno parlato di attentato terroristico per depistare le indagini.

Vincitori reali e “morali” – Duemila e cinquecento euro e una targa di riconoscimento sono stati i premi che i tre vincitori del concorso si sono aggiudicati, con abbondante contorno di applausi. Per la sezione “carta stampata” la vittoria è andata a Federico Allagna, per un articolo agile e approfondito sulla vita e le battaglie del giornalista siciliano. Per la sezione “video” hanno trionfato due giovani romani, Enrico Tata e Ruggero Spataro, autori di un breve documentario ricco di testimonianze sulla vicenda.
Ma lo scoop è stato la menzione speciale a quattro ragazzi pakistani, contattati via Skype, che hanno deciso di partecipare e cimentarsi in un tema che ancora molti, a torto, confinano all’interno del meridione italiano. Una dimostrazione che Peppino Impastato rappresenta la voce strozzata dei giornalisti che pagano con la propria vita la libertà di informare.

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