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Reporter d’assalto armati di iPhone

Quando hai davanti agli occhi un fatto importante, una possibile notizia, cosa fai istintivamente? Prendi il telefono e scatti una foto. Gli smartphone diventano sempre più protagonisti dell’attività del giornalista. Ma non solo per le immagini. I video, gli audio e la condivisione li rendono strumenti indispensabili del reporter 2.0. Secondo Guy Degen, relatore del workshop “L’uso del cellulare nei reportage” che si è tenuto mercoledì 25, stanno diventando importantissimi anche nel broadcasting.

Impostazioni sotto controllo – Il videomaker, giornalista e blogger ha esposto alcuni suggerimenti per ottimizzare l’utilizzo dei mobile devices. In Europa sono usati principalmente Android e prodotti Apple come iPhone e iPad. Gli strumenti targati con la mela sono i più popolari e su questi si è soffermato. Una perfetta resa passa innanzitutto attraverso il giusto settaggio delle impostazioni dell’iPhone. Ad esempio, prima di riprendere qualcosa, bisogna assicurarsi che la modalità sia ‘Uso in aereo’: se qualcuno chiama durante la registrazione non si rischia questa venga cancellata.

Che App scaricare? – E poi le applicazioni, il vero segreto del perfetto reportage via cellulare. Nove quelle suggerite. Ma non è da escludere che nell’App Store ce ne siano di migliori e più aggiornate (quindi bisogna sempre tener d’occhio le nuove uscite). Per l’audio, Soundcloud, FiRe, Hokusai e Audioboo: queste App permettono di migliorare la qualità, modificare e condividere interviste e servizi. Per i video, dal reportage allo streaming, Degen consiglia Bambuser e Splice, mentre per le foto sono suggerite Ps Express, Snapseed e Flickr.

Valentina Parasecolo

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L’Italia di oggi: parla Luca Ragazzi

Italy: love it or leave it“. Un viaggio a bordo di una Fiat 500 per raccontare l’Italia contemporanea. L’idea è di Luca Ragazzi e Gustav Hofer, due giornalisti diversi, ma che hanno in comune la speranza di iniziare a cambiare il nostro Paese.

Elena Baiocco

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Guy Degen: il giornalismo via cellulare e sul blog

È australiano, vive in Germania  e di mestiere fa il giornalista freelance . E soprattutto viaggia spesso alla ricerca di storie: le racconta attraverso audio, foto e video prodotti con uno smartphone. Al Festival del Giornalismo di Perugia 2012 è intervenuto oggi nello workshop “L’uso del cellulare nel reportage“. Ormai, per lavorare nel mondo della comunicazione, non è necessario solo conoscere gli strumenti tecnologici ad alta definizione ed usarli al meglio; bisogna anche essere pronti a registrare immagini e voci in ogni momento per poi condividerle sulla rete. Questo oggi è possibile attraverso strumenti tecnologici sempre più piccoli, sempre più pratici e ovviamente sempre collegati.

Smartphone e giornalismo – Non è da oggi che Guy Degen usa il cellulare per il suo lavoro. Già nel 2009  aveva parlato di come si può raccontare le notizie utilizzando i telefonini di nuova generazione ponendo l’accento su quanto sia importante, in determinate situazioni di guerra o di emergenza, essere agili e senza grandi bagagli. Un cellulare del genere è multifunzionale e Guy Degen lo ha utilizzato le prime volte in Tanzania, Nigeria e a Tiblisi in Georgia. Fondamentale è anche collegarsi costantemente ai social media, Twitter e Facebook prima di tutto, per far conoscere i propri prodotti, le proprie storie e allo stesso tempo entrare in contatto con persone interessate all’argomento.

Sito internet e blogs – Il giornalista freelance australiano ha un proprio sito guydegen.com nel quale raccoglie i suoi progetti: alcuni dei documentari li ha girati in Sud Sudan e in Iraq,  caricati accanto ai contributi per la radio.  Su Frontline Club, uno spazio dedicato al giornalismo indipendente,  ha una propria area in cui scrive commenti sui posti che visita e su quel che succede in Germania. Si occupa poi del blog di Duetsche Welle Akademie (centro di Deutsche Welle, compagnia tedesca di informazione e telecomunicazione, dedicato allo sviluppo dei media nel mondo) che si concentra sulla situazione nel continente africano ed infine ha un proprio blog, Notes from the field. Guy Degen infine è un giornalista che vuole raccontare dal campo e non da una scrivania le sue notizie dal mondo.

Elisabetta Terigi

 

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LE NUOVE STRADE DEL REPORTAGE

di Claudia Bruno


Racconta storie, cerca dettagli, riprende in profondità i temi di cui tratta. È il reportage, forma giornalistica illustre, caduta in disgrazia negli ultimi anni a causa di costi e tempi di realizzazione eccessivi, che redazioni in crisi non possono permettersi. Ne hanno parlato ieri Fabrizio Gatti dell’Espresso e Federico Fubini del Corriere della Sera, intervenuti al Centro Servizi Alessi insieme alla giornalista della tv tedesca ZDF, Maren Beuscher e al cameraman di Al Jazeera, Laith Mushtaq.

La fusione con l’inchiesta – Gatti, autore di servizi sugli immigrati nei centri di permanenza temporanea e nei campi agricoli del Sud Italia, racconta che il reportage può sopravvivere oggi se incorpora i contenuti dell’inchiesta. Se, accanto a un’approfondita osservazione, acquista un valore di denuncia su fatti d’attualità o di interesse pubblico e civile. Fubini ricorda l’importanza del reportage come finestra sul mondo: “I giornali italiani non hanno un respiro internazionale, si occupano poco del resto del mondo, quasi spaventati dalla progressiva irrilevanza dell’Italia fuori dai confini nazionali. Ma non comprendere quello che succede all’estero, vuol dire condannarsi a diventare sempre più piccoli e isolati”.

Mezzi e linguaggi diversi – Per un buon reportage, se si lavora per la tv, è fondamentale il ruolo delle immagini. Gli ospiti raccontano piccoli e divertenti episodi di ordinaria incomprensione fra giornalisti e cameramen, che lavorano fianco a fianco perché le immagini riprese rispecchino il più possibile la realtà e la storia che si vuole raccontare. Diverso il discorso per settimanali e quotidiani, che devono affidarsi solo alle parole, ma permettono servizi più arditi, incursioni in ambienti e luoghi cui sarebbe difficile accedere con macchine fotografiche e telecamere.

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Fabrizio Gatti: lavorare sotto copertura

di Eleonora Mastromarino

Fabrizio Gatti, giornalista de L’Espresso, ci ha raccontato come ci si prepara per affrontare un reportage sotto copertura.

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