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Mangia e comanda: Stella racconta le grandi abbuffate del potere

«Tutto ciò che viene mangiato è oggetto di potere». Così scriveva in uno dei suoi aforismi il saggista bulgaro Elias Canetti. Sala da pranzo e stanza dei bottoni hanno sempre avuto un legame diretto: più una tavola deborda di leccornie, più i governanti dimostrano la loro ricchezza e loro influenza. A darne la dimostrazione ieri sera, dal palco del Teatro Pavone, Gian Antonio Stella, nota firma del Corriere della Sera, che ha ripercorso il rapporto tra cibo e potere nelle epoche storiche, con un focus particolare sull’ingordigia italiana.

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RIFLETTORI SU MEZ, BUIO AL PAVONE

di Giorgia Cardinaletti

Riflettori puntati sul caso Meredith, ma fulminati al teatro Pavone di Perugia.
Cala il buio sull’incontro organizzato dall’Agsp (Associazione giornalisti scuola di Perugia) in occasione del Festival del giornalismo per dibattere sui risvolti mediatici dell’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, uccisa a Perugia la notte del 1 novembre del 2007. Ma non è un buio da noir, bensì un black out tecnico che lascia senza elettricità il teatro costringendo il pubblico a lasciare un acceso dibattito.

Il punto è: perché il processo Mez ha richiamato tutta questa attenzione? Cosa arriva alla gente attraverso il racconto del giornalista o tramite l’immagine della telecamera? A rispondere, i cronisti delle varie testate che si sono occupati del caso. “Gli ingredienti che suscitano interesse – spiega Meo Ponte di Repubblica – ci sono: sesso, sangue e protagonisti giovani,. Ma – puntualizza – non è con Meredith che nasce il caso mediatico. L’irrazionale che irrompe nelle vite ordinarie è sempre esistito e ha sempre incuriosito”. D’accordo con lui, Alessandro Capponi del Corriere della Sera: “La stampa ha fatto il suo dovere raccontando i fatti, certo è – sottolinea – che alcuni elementi hanno contribuito, come ad esempio il fascino della città”. Ed è stato proprio Capponi uno di quelli che nel tempo si è concentrato anche sui dettagli emozionali della questione, raccontando espressioni ed emozioni del personaggio di Amanda. “In questo caso – chiede Paolo Poggio del giornale Radio Rai e coordinatore dell’incontro – meglio leggere un articolo in cui vengono delineati certi aspetti o affidarsi all’impatto immediato della telecamera?”

Per Caterina Malavenda, avvocato penalista, meglio il primo caso: “La differenza tra ascoltare e vedere un processo? Io preferisco leggere e immaginare. L’immagine in sé – aggiunge – sottrae all’immaginazione e alla verità”.
E le telecamere? “Amanda e Raffaele – sottolinea Alvaro Fiorucci, caporedattore del Tgr Rai Umbria – sono personaggi perfetti da spendere mediaticamente, rientrano infatti in un target televisivo dal quale ormai non si può più fare a meno”.
Per alcuni casi si arriva addirittura a sottintendere i fatti dandoli per scontati, cosa che spesso accade nei talk show televisivi: “Capita che alcune persone coinvolte in questioni giudiziarie si trasformino in personaggi noti – spiega Maria D’Elia della trasmissione ‘La vita in diretta’ – per questo il pubblico poi sa chi è zio Michele o sa a che cosa si fa riferimento quando si parla di Garlasco”. Al caso Meredith ci si rivolge solo attraverso nomi di battesimo: “Una particolarità rilevante – riflette Claudio Sebastiani dell’Ansa – tant’è che non si parla di caso Kercher, ma del caso Meredith. Anche per gli imputati è lo stesso”.

L’immagine, quindi, conta più del personaggio o del fatto stesso? “Mi sono chiesto – evidenzia – Roberto Tallei di SkyTg24 – cosa sarebbe successo se i protagonisti di questa storia fossero stati un po’ più brutti e un po’ più vecchi. I colpi di scena non sono mancati – rimarca Tallei – e la trama da film ha permesso a noi giornalisti, a volte, di ricamare su alcuni episodi”.

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TELESE DIETRO LE QUINTE

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FACEBOOK IMPAZZISCE PER TELESE

di Elena Baiocco

Al via la seconda giornata del Festival internazionale del giornalismo a Perugia.
Su Facebook  spopola il video di Luca Telese, esibitosi in un monologo al teatro Pavone il 13 aprile sera, dedicato alla buona e alla cattiva informazione. Voli pindarici, da Amerigo Vespucci, che diede il nome all’America perché fu il primo a raccontarla nei costumi sessuali degli indigeni e nelle loro abitudini alimentari, fino alla recente vicenda di Termini Imerese  e Mirafiori, passando per la nascita delle agenzie di stampa definite “agenzie di corruzione” delle notizie. Uno show animato, comunque, da un unico filo conduttore: il verosimile, nei mass media, vince sempre sul reale. Insomma, la spettacolarità la fa da padrona.
Numerosi gli apprezzamenti sull’incontro  “Donne, media e potere” che ha visto il direttore dell’Unità Concita De Gregorio e il segretario nazionale della CGIL Susanna Camusso discutere sul ruolo femminile in un paese in ritardo qual è l’Italia.
Molti i post che invitano a partecipare agli eventi della giornata. Primo fra tutti il panel discussion su come giornalisti possono coinvolgere la community e i lettori sul  proprio sito internet, anche per ricevere consigli utili e migliorare il metodo di lavoro. Tra i relatori, il più atteso risulta certamente Peter Gomez. E poi un workshop dedicato alla copertura delle battaglie curato dal giornalista di Al-Jazeera Laith Mushtaq.
Ma tra i “mi piace” e i “bello, c’ero anch’io”, i ragazzi non dimenticano l’attualità e dalla pagina ufficiale del festival riecheggia la protesta per l’approvazione del processo breve da parte della Camera dei deputati.

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