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Il Grande Gioco dell’informazione

Nell’Ottocento era la rivalità fra Gran Bretagna e Russia per avere il controllo del Medio Oriente e dell’Asia centrale. Oggi il Grande Gioco è un duello tutto interno all’informazione, che mette in opposizione nuovi e vecchi media, immagini e parole. Ha ripercussioni sul lavoro dei giornalisti, anche etiche. Nell’incontro intitolato “Il Grande Gioco” che si è tenuto alle 14.30 alla Sala Lippi, il Festival del giornalismo mette ancora una volta sotto la lente d’ingrandimento il rapporto fra social media e la professione di reporter.

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Twitta e ritwitta, alla fine qualcosa resta

Tweet, retweet, toptweet, trend topic. Se non fossimo al Festival internazionale del giornalismo che quest’anno dedica molti incontri ai social media, sarebbe da chiedersi di che cosa si sta parlando. Twitter, in pieno fermento già dalla scorsa edizione dell’evento, quest’anno regna su tutto e tutti. Qualsiasi cosa accade in qualunque location del centro di Perugia, dove si tengono gli appuntamenti del Festival, è commentata e documentata attraverso i cinguettii del celebre social network. Ma la novità dell’edizione 2012 è il team di ragazzi che si dedica al monitoraggio di tutti i tweet. Continua a leggere

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Il giornalismo politico in un tweet? Un’arte che o ce l’hai o non ce l’hai

Ci racconteranno qualcosa usando voce e fiato? O ce lo twitteranno? Questo il quesito preliminare assistendo all’incontro “Il giornalismo politico in un sms” alla Sala Raffaello al Brufani. Ha senso andare a sentire di persona giornalisti e notisti politici esperti e “twittomani” come Stefano Menichini e Franco Bechis? Loro che sono gli esperti nell’arte di esprimere un commento sulle vicende di palazzo in battute rattrappite e aforistiche che neanche Cioran?

Stefano Menichini, direttore del quotidiano di area Pd – ex Margherita “Europa”, apre la chiacchierata dicendo che i giornali che riportano lo scoop sono belli che defunti, perché le notizie, appena le si conquista, vanno riversate subito sul primo social network che capita a tiro (lo fanno tutti). La posta in gioco è la credibilità personale. Ci metti la tua faccia, il tuo profilo, i tuoi gusti. Spesso i commentatori ufficiali dei quotidiani partono non più dalla notizia, ma dal flusso di opinioni che quella stessa notizia ha suscitato sulla rete. Ma per commentare resta, immancabile,  il bisogno del “quid”, e dunque del giornalista che lo “alberga”, perché capace di legare il fatto a una contestualizzazione, e di offrirne una lettura interpretante. La velocità non è contraria alla necessità di approfondire, così Menichini difende Twitter dall’obiezione classica. Anzi, è importante perché il tempo della decisione politica e del consumarsi degli eventi è cambiato. Il presidio del giornalista, allora, è in questo tempo nuovo, cui deve adeguarsi. Perché è un fattore di prestigio e potere.

Il vicedirettore di “Libero” Franco Bechis, a ridosso delle dimissioni dell’ex premier Silvio Berlusconi, fu il primo a twittarlo alla rete scrivendo: “Si dimette entro martedì”. “Sul giornale poi ho spiegato tutti i particolari della notizia”. Twitter, spiega,  è veloce come un’agenzia, così come è ultrarapido nel propagare errori. Bechis cita la vicenda memorabile del finto Alemanno. Un tipo che, spacciandosi per il sindaco di Roma con un trucchetto nel nome (aveva scambiato la “l” con la “i” firmandosi “Aiemanno” e fregando tutti), aveva inondato la rete di false dichiarazioni a proposito della neve che aveva colpito la Capitale lo scorso febbraio.

Antonello Caporale (La Repubblica) non ha Twitter. E non ha nulla contro il politico o giornalista che cinguetta. Ma ha delle obiezioni in proposito. Secondo lui, la verifica delle fonti non va a braccetto con l’istantaneità. E quest’ultima si presta a manipolazioni. Il tweet racconta un’identità e un tipo di narrazione. Caporale evidenzia  un problema. Il giornalista è tendenzialmente un “conservatore”, tende a restare ancorato a luoghi ormai politicamente inconsistenti. Come il Parlamento, ormai un mero ornamento del potere. Mentre sono Regioni, Comuni e grandi industrie i luoghi dove concretamente s’annida la decisione politica. E dove invece la copertura mediatica latita. Twitter aiuta poco per Caporale, una piattaforma dove vede tanta velocità e poche idee. Un esempio di questa carenza di pensieri intelligenti e documentati è nella risposta di default che corre ultimamente sui media: “Come si esce dalla crisi? Con la ricetta-tormentone della “crescita”. Per concludere, dunque, c’è un fermo immagine sulla formazione e aggiornamento dei giornalisti, sia nel luogo in cui si va a cercare la notizia sia nei modi di pensare.

Mattia Feltri invece è neofita dell’uccellino azzurro. “Vengo dal Foglio, che significa articoli lunghissimi, analisi sterminate e illeggibili. Per cui Twitter a me ci voleva. In realtà è un comodo taccuino, naturalmente sconnesso e frammentario, ma ricchissimo. Vero è che magari non ti dà la possibilità di approfondire. Ma abitua il lettore al flash. E secondo me salverà noi giornalisti. L’importante è usarlo con un proprio stile. Ad esempio, quando si è deciso per la carcerazione preventiva di Alfonso Papa, scrissi, a proposito della nuova moda giustizialista di Futuro e libertà, questo tweet: “Oggi Fini ha una cravatta color muro di Poggio Reale”. Chi la voleva capire la capiva”.

Laura Cervellione

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TWITTER FESTIVAL

di Antonio Zagarese

Il Festival Internazionale del giornalismo viaggia alla velocità dei Tweet. I messaggi dei blogger e delle testate giornalistiche invadono il famoso social network dell’uccellino. Tanti però i commenti e i post dei volontari o dei tanti che partecipano agli eventi proposti.
Il pensiero di molti va a Vittorio Arrigoni, il volontario italiano ucciso da alcuni estremisti a Gaza. Era un blogger, un comunicatore, una voce da un paese in guerra. Spesso radio e giornali lo contattavano come fosse un corrispondente e il suo ricordo, al festival è inevitabile. “Essere a una Festival Internazionale del Giornalismo e non pensare a Vittorio #Arrigoni è praticamente impossibile, oltre che sbagliato. E penso che molti italiani penseranno “è un comunista”, “era un rompicoglioni”, “se l’è cercata”. Dobbiamo rispondere punto su punto”(doonie) ma anche “Gatti e Vauro al festival internazionale del giornalismo, omaggio ad Arrigoni. Applausi. Lampedusa e sorrisi” (ilmondodi).
Oggi la rete è inondata dai messaggi del pre-, durante e post- incontro con  Ligabue. E non mancano le polemiche, soprattutto per le lunghe file: “Sarà un incubo per quelli che faranno la fila per ore e si vedranno la porta chiusa in faccia, come puntualmente accade al festival” (sukinwonderland).
Ma gli eventi più in voga di oggi sono di tutt’altro genere. Il sito degli operai sardi che hanno creato “isoladeicassaintegrati.com” hanno ricevuto il “Premio Eretici Digitali” con grande soddisfazione della rete e del social network, a quanto pare. Infine c’è Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, che parla al Teatro Morlacchi di Perugia. C’è un blogger che posta di tutto dalle immagini al discorso:“La modernità oggi, alla luce dei disastri come Fukushima, non dovrebbe proporre un processo di conversione del modello di sviluppo?”, “La precarietà del giornalista è un attentato alla libertà” e “Dobbiamo estirpare il berlusconismo dalla terra d’Italia”, poi guardi bene e scopri che è solo La Repubblica XL.

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IL “SOCIAL FESTIVAL” CONTINUA…

di Claudia Bruno

Terzo giorno della kermesse perugina sul giornalismo internazionale: eventi e ospiti si alternano senza sosta. Dalla sala stampa, sovraffollata e rumorosa, continuano a diffondersi articoli, video e interventi audio che riportano i momenti più significativi della manifestazione. Si fa sentire l’influenza dei new media, con blog, social network e siti web continuamente aggiornati.

Facebook e Twitter in prima linea – Su tutti domina la creatura di Marc Zuckerberg, Facebook, con la pagina ufficiale dedicata al festival e con profili personali di giornalisti e volontari. Anche Twitter fa la sua parte, con brevi flash sui principali eventi della giornata. Oggi domina la notizia dell’uccisione a Gaza del blogger Vittorio Arrigoni da parte di un gruppo estremista vicino ad Al Quaeda. Tanti al festival sono gli incontri con reporter di guerra, un’occasione per riflettere sui rischi cui si espongono i giornalisti in zone di conflitto.  Immagini e video del festival non mancano sui canali Flickr e YouTube, con dettagli, volti e interventi dei protagonisti. Una pagina dedicata alla kermesse si può trovare anche su Friendfeed.

Strumenti preziosi per il giornalismo – Velocità e ricchezza di immagini sono le carte vincenti dei new media, tema di dibattito in molti incontri durante il festival per il ruolo che stanno assumendo nel giornalismo accanto ai mezzi di informazione tradizionali. Soprattutto per i più giovani, infatti, sono uno strumento insostituibile per mantenere contatti, intercettare notizie e diffonderle in modo diretto e immediato. Inoltre, offrono un luogo privilegiato e informale di discussione, per scambiarsi commenti e impressioni su notizie, eventi e fatti di attualità.

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IL FESTIVAL SOCIAL (NETWORK)

di Ilaria Esposito, Giorgio Matteoli, Riccardo Milletti

L’apertura del festival, con il monologo di Roberto Saviano al teatro Pavone, ha avuto una coda polemica su Facebook. Il teatro ha potuto accogliere solo una piccola parte delle tante persone che, sin dal tardo pomeriggio, si erano messe in fila di fronte all’ingresso; e in molti si sono arrabbiati per essere rimasti fuori. «Apprezzo moltissimo il lavoro che fate per questo festival – scrive Roberta sulla pagina del Festival – immagino gli sforzi che ci siano nell’organizzazione ma sono cinque anni che la gente si trova ripetutamente porte sbattute in viso dopo ore e ore di fila non controllate da nessuno».

Facebook – Il dibattito si è acceso quando sul profilo Facebook dell’organizzazione è comparsa una foto, scattata alle 18 di ieri, di persone in fila con il commento: «loro sicuramente riusciranno ad entrare». In realtà non è stato così e le repliche non hanno tardato a comparire sotto forma di commenti polemici alla foto. «Siete stati smentiti – scrive Damiano – io sono nella foto ma sono stato rimbalzato all’ingresso». Stessi commenti anche sul profilo di YouReporter.it, aggiornato continuamente con post dal Festival.

Prenotare o no: questo è il problema – E sempre su Facebook si è discusso dell’opportunità di introdurre dei sistemi di prenotazione per assistere agli appuntamenti più frequentati. L’organizzazione ha risposto alle lamentele ricordando che una caratteristica fondamentale del Festival sin dalla sua nascita è la possibilità di partecipare gratis. E anche quando in passato si è tentata la via della prenotazione la gestione dei grandi numeri non è stata di gran lunga migliore.

Twitter – Al di là dei grandi eventi e degli incontri più attesi, per seguire il festival attimo per attimo senza spostarsi dalla poltrona di casa il modo più semplice è dare un’occhiata ai tweet comparsi in queste ore. Dalle foto postate dai volontari si può avere un’idea della sala stampa da cui vi scriviamo. Radiophonica.com, il media dell’Università di Perugia, anche attraverso Twitter diffonde filmati e servizi radio dal Festival.

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