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TV E RADIO, IL PRIMO GIORNO DEL FESTIVAL

di Claudia Bruno e Giorgio Matteoli

In primo piano c’è lui, Roberto Saviano, che ha aperto la quinta edizione del festival di giornalismo di Perugia. Tv e radio oggi riportano, integralmente o in parte, il suo discorso sul coraggio della denuncia e sulla macchina del fango che delegittima chi entra in contrasto con i poteri forti. Così Sky Tg24 e Repubblica Tv hanno ripreso in diretta l’evento da un Teatro Pavone gremito di giovani. Attenzione all’atteso discorso dello scrittore anche da parte del Tg3, che gli ha dedicato un servizio durante l’edizione odierna delle 14.20.

Radiofestival – La radio non resta a guardare e dedica servizi e speciali alla kermesse sul giornalismo: Radio Rai ne ha parlato nel GR1, presentando la cinque giorni perugina, i principali incontri e la serata inaugurale di ieri. Un orecchio speciale sul festival lo avrà Radio Capital, media partner dell’evento, che sarà presente a Perugia con Antonio Iovine, conduttore del Tg Zero insieme a Edoardo Buffoni, in diretta da Roma.

Si chiude la prima giornata – La prima giornata del festival scorre veloce fra incontri e dibattiti: fra i principali giornalisti ospiti Concita De Gregorio, Susanna Camusso, Peter Gomez, Paolo Liguori e Mario Orfeo. Gran chiusura serale ancora al Teatro Pavone, dove questa volta salirà sul palco Luca Telese, penna del Fatto Quotidiano e volto di La7, che parlerà del percorso a ostacoli necessario per approdare alla professione giornalistica in Italia.

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EMOZIONE E ATTESA, PERUGIA IN FILA PER SAVIANO

Attesa per Saviano al Teatro Pavone

di Claudia Bruno

Quando entra e si ferma al centro del palco, circondato dagli uomini della scorta, Roberto Saviano smette di essere il personaggio televisivo, lo scrittore, il giornalista. Quasi schiacciato dal peso degli applausi che lo travolgono, abbassa lo sguardo, sorride incerto, poi saluta il pubblico e ringrazia. È il Saviano-uomo quello che colpisce, il suo sguardo schivo, l’attimo di incertezza prima di prendere la parola. Quando inizia a parlare verso una platea ipnotizzata, è un’altra storia: viene fuori la sua forza, la passione, la coscienza civile che anima il suo lavoro.

Coraggio e delegittimazione – Il piccolo teatro si zittisce, e per un’ora e mezza ascolta una lezione sull’importanza della denuncia, sulla necessità di non scivolare nell’indifferenza, sul coraggio che ci vuole per non farsi travolgere dalla macchina del fango pronta a colpire chi entra in contrasto con i poteri forti. I nomi di Giovanni Falcone, don Peppe Diana, Giancarlo Siani sono i primi di un elenco lunghissimo che comprende giornalisti, magistrati e artisti, delegittimati prima e in alcuni casi dopo la morte per aver osato rompere gli schemi, per aver indagato, visto e denunciato.

Attesa fuori dal teatro – Sin dal pomeriggio, all’ingresso del Teatro Pavone si forma una coda ordinata che cresce lungo Corso Vannucci. Sono soprattutto ragazzi, giovanissimi, pronti ad aspettare più di tre ore per ascoltare Saviano. Tantissimi non riusciranno ad entrare e guarderanno l’intervento dello scrittore campano attraverso il maxischermo installato fuori dal teatro. Tutti, comunque, potranno entrare a fine serata per l’agognato autografo. Dopo l’intervento, un Saviano più rilassato firma le pagine di libri e agendine che gli vengono tesi dai ragazzi in fila, molti visibilmente emozionati. Il tutto sotto gli occhi vigili e severi degli uomini della scorta – i suoi angeli custodi, li definisce lo scrittore – costanti presenze defilate, eppure ben evidenti, ai lati del palco.

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